La solita figuraccia. Turisti fuori dal Colosseo chiuso per assemblea sindacale. E arriva il decreto “Salva Cultura”

dalla Redazione
Cronaca

 

di MAURIZIO GROSSO

 

L’ennesimo giorno di ordinaria follia provocato da un’assemblea sindacale. Stavolta con l’aggravante che in mezzo ci è finito il monumento simbolo di Roma e dell’Italia nel mondo, vale a dire il Colosseo. La solita assemblea sindacale, verrebbe da dire dopo i precedenti di Pompei, che ieri ha costretto l’Anfiteatro Flavio a rimanere chiuso per tre ore. Non solo, la stessa sorte è toccata al Foro romano, all’area archeologica sul Palatino e a Ostia antica. Le conseguenze sono facilmente immaginabili, a partire dai turisti accalcati sotto un caldo torrido e in attesa di entrare. Il vespaio di polemiche che ne è seguito, e che sulla carta ha prodotto anche l’indignazione del Governo, è legato al fatto che molti turisti non sapevano nulla di questa chiusura.

PAROLE, PAROLE, PAROLE
Il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, irritato ha commentato: “La misura è colma”. La Soprintendenza invece ha frenato: “Solo ritardi”. Il Codacons, come suo solito, ha usato toni a dir poco enfatici: “In questi casi serve l’esercito”. Ieri in consiglio dei ministri è stato approvato un decreto che inserisce musei e tutti i luoghi di cultura nei servizi pubblici essenziali. Un modo che consentirebbe alle Autorità di precettare i lavoratori del settore, per esempio come avviene nel mondo dei trasporti. Tra l’altro, per non far mancare altra benzina sul fuoco, è scoppiata una guerra con i sindacati. Cgil, Cisl e Uil hanno già avviato “le procedure previste dalla legge”, ha annunciato ieri Claudio Meloni, coordinatore nazionale Cgil per il Mibact, per arrivare a uno sciopero generale. “E’ uno strano paese quello in cui un’assemblea sindacale non si può fare”, ha commentato Susanna Camusso, la quale ha subito dopo aggiunto: “Capisco fare attenzione in periodi di particolare presenza turistica, ma se ogni volta che si fa un’assemblea si dice che non si può, si dica chiaramente che non ci possono essere strumenti di democrazia”. Durissimo il presidente del consiglio, Matteo Renzi, come suo solito pronto a esternare su Twitter: “Non lasceremo la cultura in ostaggio di quei sindacalisti…”. A bruciare, però, sono come detto i precedenti che non hanno portato a nessuna conseguenza virtuosa, caso Pompei in primis (vedi articolo nella pagina a fianco).

LE PROSPETTIVE
Il ministro Franceschini, successivamente, in una nota ha aggiunto che “proprio nel momento in cui la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell’azione di governo, proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, proprio mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l’attenzione del mondo sull’Italia, proprio mentre io sono come ministro impegnato nelle discussioni preparatorie per la legge di stabilità a cercare di portare più risorse per la cultura e per il personale del ministero, una nuova assemblea sindacale, questa volta al Colosseo ai più importanti siti archeologici di Roma, fa restare turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo. Il buonsenso nell’applicare regole e nell’esercitare diritti evidentemente non basta più per evitare danni al proprio Paese”. Parole condivisibili, alle quali però stavolta deve seguire un’azione concreta.

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