La trincea di Renzi non regge. Palazzo Chigi si allontana: o va subito o se lo scorda. Ma con Matteo dovremo fare ancora i conti

di Gaetano Pedullà
Politica

Faremo ancora i conti con Renzi o questo signore è politicamente finito, ennesima meteora della politica italiana? Stringendo al sodo, la domanda più frequente tra chi vuol capire dove va il Paese è solo questa. La risposta non è facile perché bisogna tener conto di molte varianti, ma se i bookmakers dovessero scommettere le probabilità di un ritorno a Palazzo Chigi sarebbero oggi molto basse. Vediamo perché. Tra una settimana esatta la Consulta dirà se il sistema elettorale approvato dal Parlamento – l’Italicum – rientra o meno nei parametri della nostra Costituzione. Considerando quanto gli Ermellini vogliono bene a Renzi e al suo Governo la bocciatura è quasi scontata. A quel punto per andare a votare servirà prima di tutto una nuova legge elettorale, che si sa ha bisogno di un accordo politico e di tempi tecnici tutt’altro che brevi. Lo stesso Renzi, nell’intervista-avviso ai naviganti appena rilasciata a Repubblica ha già spostato l’asticella dalla primavera all’estate prossima. Sia che passi un sistema più proporzionale o il mattarellum, per l’ex Capo del Governo l’unica priorità è andare alle urne prima possibile.

Il suo sistema di potere, come un pesce che togli dall’acqua, perde vigore mentre contemporaneamente l’andamento non esaltante dell’economia presenta un costo politico altissimo. E fa niente che l’Esecutivo in carica si chiami Gentiloni: a tutti è chiarissimo che l’attuale premier è solo un reggi posto in attesa che il segretario del Pd possa riprendersi Palazzo Chigi. Andare subito, o perlomeno prima possibile alle urne, però non è facile. Perché si sciolgano le Camere serve che il Presidente della Repubblica accerti l’assoluta impossibilità di formare una maggioranza. Ora tutti sanno che Sergio Mattarella è venuto fuori dal cilindro di Renzi e per tirarlo fuori si è rotto quel Patto del Nazareno che avrebbe permesso al Governo di andare più lontano, anche se senza l’accelerazione poi data alle riforme (riforme dagli effetti minuscoli come il Jobs Act o largamente bocciate dagli elettori come è avvenuto col referendum costituzionale). Dunque in teoria ci sarebbe da aspettarsi una mano dal Quirinale.

La partita del Colle – Tra il dire e il fare, però, c’è sempre una bella differenza e se si può scommettere su una sola cosa con la certezza assoluta di vincere questa è che Mattarella non scioglierà mai il Parlamento se non ce ne saranno tutte le condizioni previste dalla Costituzione. Condizioni che oggi è difficile intravedere, per un motivo sacro e uno profano. Quello sacro è la necessità di una risposta responsabile alla situazione che si delineerà subito dopo l’estate, con la nuova legge di stabilità da affrontare e i mercati inevitabilmente pronti a farsi un’altra abbuffata di nostri quattrini alzando lo spread sul debito pubblico. Il motivo profano è invece il traguardo ormai a portata di mano del vitalizio, che moltissimi deputati e senatori (anche Cinque Stelle) faranno di tutto per non farsi sfuggire. Così Gentiloni, più per l’incredibile gioco delle parabole astrali che per altro, rischia di restare in sella fino alla conclusione della legislatura, a febbraio 2018. In tutto questo tempo Renzi farà le sue interviste, chiamerà nell’inutile segreteria del Pd (quella attuale si è riunita pochissimo) un po’ di amici ed ex nemici, cercherà di salvare la poltrona di segretario del partito. Da quanto dichiarato nell’intervista a Ezio Mauro, l’ex sindaco di Firenze ripartirà dai suoi errori ma a ben leggere il Renzi-pensiero non c’è tutta questa voglia di un bagno d’umiltà, che d’altra parte non è la sua specialità della casa. I suoi avversari nel Partito democratico, gente che non è abituata a fare prigionieri come D’Alema e Bersani, non gli renderà perciò la vita più facile e darà battaglia durissima al congresso, che in caso di slittamento del voto a fine legislatura dovrà per forza essere convocato prima.

Giudici – Una cosa è dall’altra parte vera: nel deserto di leadership che abbiamo, un personaggio come Renzi, di appena quarant’anni, è molto probabile che abbia tante possibilità di riemergere. I suoi rapporti con le cancellerie mondiali non sono più buoni come una volta (e se cadesse la Merkel la frittata sarebbe completa) ma l’alternativa euroscettica dei Cinque Stelle fa più paura anche ai mercati. Dunque mettiamoci l’anima in pace: a meno di clamorose inchieste giudiziarie (e abbiamo visto l’aria che tira, annunciata dalle puntuali anticipazioni del Fatto Quotidiano) di questo signore fiorentino, giudicato da molti un po’ troppo presuntuoso e “burinotto” sentiremo ancora parlare. Il ritorno a palazzo Chigi adesso è tutt’altro che scontato, ma che si ritiri a vita privata è solo un’illusione.