L’avamposto del nord contro la criminalità lasciato senza armi

di Alessandro Barcella

Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Sidda, persino tracce della banda della Magliana. L’operosissimo e ricco Nord non sfugge alla morsa della criminalità organizzata. L’intera Lombardia è sotto attacco, Milano in particolare. Casi di joint venture tra mafie diverse per la gestione di settori dell’economia legale e presenza di imprenditori non affiliati. E’ la fotografia scattata dall’Università Cattolica in una relazione che vede coinvolto anche il Minitero dell’Interno. Dagli anni ‘70 ad oggi la Milano violenta ha lasciato il passo ad una Milano più sicura, ma non per questo meno pericolosa. Anzi. “E gli unici strumenti che abbiamo per difenderci sono penne e taccuini”. E’ durissimo l’atto d’accusa della segretaria lombarda del sindacato Sulpm, una delle rappresentanze degli agenti di polizia locale e municipale. Sotto accusa l’assoluta mancanza di sicurezza – questa è la denuncia – nel territorio di Cinisello Balsamo. Ci troviamo nell’hinterland nord di Milano, un “paesone” da quasi 75mila abitanti a due passi dal Capoluogo. Non un posto qualsiasi, ma un avanmposto della criminalità nel nord dell’Italia. Nel solo 2011 furono tre, infatti, le morti violente registrate in città: una giovane prostituta attirata in un tranello all’interno di un box di Villa Rachele, una 34enne assassinata dall’ex compagno e un ecuadoriano accoltellato a morte in una vicenda di bande di “latinos”.E nel mezzo di questa aggressione della criminalità al territorio, agenti di polizia locale lasciati a se stessi. “La misura è colma, a Cinisello la sicurezza non è più di casa – spiega Simone Negri, segretario aggiunto per la provincia di Milano -. Poche ore fa un agente si è imbattuto in una rissa tra stranieri a colpi di coltelli e machete, intervenendo armato solo del suo coraggio ma senza alcuno strumento per la propria difesa personale. Qui a Cinisello l’incolumità degli operatori di polizia locale è sostanzialmente affidata alla dea bendata: non hanno né pistola, né bastone estensibile, né spray urticante: un caso praticamente unico in Italia”.
Qualche numero, fornito dal sindacato ed aggiornato però al 2009 (dati DPCM pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.80 del 05/04/13). “In Lombardia sono presenti circa 9000 operatori di Polizia Locale, distribuiti su 1544 Comuni. Di questi, 99 non dispongono della Polizia Locale, mentre la sola Milano conta all’incirca 3000 operatori dotati sia di arma comune da sparo (pistola,ndr) che di bastone distanziatore. Pertanto i restanti 6000 operatori circa sono divisi in 1442 Comuni, tra cui diversi che dispongono di un unico agente. In Regione Lombardia, infine, l’82,64% del personale della Polizia Locale svolge servizio armato”.
E a Cinisello Balsamo? “Nei Comuni o nelle forme associate in cui è costituito un Corpo di Polizia Locale, quindi non meno di 7 operatori – prosegue Negri – si distingue per essere l’unico ad avere il personale completamente sprovvisto di qualsiasi strumento di autotutela (pistola, bastone estensibile, spray urticante). Parliamo dell’ottavo Comune più popoloso della Regione Lombardia, il settimo più densamente abitato in relazione alla superficie”.
Da questa situazione nasce dunque l’urgenza di una lettera aperta, consegnata nei giorni scorsi all’Amministrazione. “Il Comune aveva dotato a suo tempo gli operatori di polizia locale di un distanziatore, ciò comprovando che la stessa aveva valutato la necessità di una simile dotazione in ragione della possibilità di un concreto rischio in danno degli operatori – recita un passaggio della lettera aperta di Sulpm -. Successivamente, tale dotazione è stata ritirata a seguito di una circolare ministeriale, ciò non facendo comunque venire meno il rischio che a suo tempo era stato oggetto di valutazione”.
Autorevoli fonti interne al Comando, da noi sentite, ci tengono a fornire alcune precisazioni: ”I nostri 65 agenti, in caso di interventi di particolare delicatezza quale ad esempio un trattamento sanitario obbligatorio, dispongono di giubbetti e guanti antitaglio. La decisione eventuale di dare dispositivi di sicurezza ai nostri uomini, del quale tra l’altro si parlerà oggi in occasione di un’assemblea sindacale, è legata a due fattori: volontà politica dell’Amministrazione e obbligo di adeguata formazione sull’uso eventuale di un’arma. Quelli del Sulpm? Qui a Cinisello non hanno mai partecipato ad alcuna assemblea sindacale”. Vedremo dunque se gli uomini della polizia locale di Cinisello torneranno ad armarsi, sempre che vi sia adeguata copertura economica. Una questione, quest’ultima, non di secondo piano.

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