Legittima difesa e referendum. M5S e Lega superano i primi test. Doppia prova di tenuta dei gialloverdi alla Camera. Ma sul dl semplificazioni pesa ancora il nodo trivelle

di Alessandro Righi
Politica

Primi test senza sorprese per la maggioranza a Montecitorio. Dove la riforma della legittima difesa targata Lega ha superato senza intoppi l’esame della commissione Giustizia. Che ha spedito il provvedimento in Aula, dove approderà agli inizi di febbraio, dopo aver bocciato tutti gli 81 emendamenti delle opposizioni, lasciando di fatto immutato il testo rispetto a quello già approvato dal Senato come auspicato dal Carroccio.

Entrerà, invece, nel vivo a partire da questa mattina, con il voto sulla pregiudiziale di costituzionalità sollevata dal Pd e a seguire dei circa 700 emendamenti presentati al testo, l’esame della riforma costituzionale che riscrive la disciplina dell’iniziativa popolare e del relativo referendum approvativo. Un provvedimento sul quale, a differenza di quello sulla legittima difesa, “il testo è ancora aperto al confronto di tutti”, ha chiarito la relatrice M5S, Fabiana Dadone. Che non ha mancato di porre l’accento su alcune criticità della riforma.

Se, infatti, la maggioranza ha raggiunto senza difficoltà l’accordo sull’introduzione di un quorum del 25% (circa 12,5 milioni di elettori) per la validità della consultazione, restano dubbi sul vaglio preventivo di ammissibilità riservato alla Consulta. “La mia unica perplessità è di creare una sovrapposizione tra il giudizio preventivo e quello successivo della Corte”, ha sottolineato del resto la Dadone. Nonostante l’obiettivo resti quello di “creare uno strumento che sia il più condiviso possibile, perché chiaramente la Carta costituzionale non è di una maggioranza ma di tutti”, ha assicurato la deputata M5S.

Che, sul merito delle sue perplessità, ha aggiunto: “La scelta di non prevedere (nella versione originaria della riforma, ndr)un controllo preventivo di costituzionalità avente come parametro il rispetto di tutti i limiti costituzionali previsti, e quindi di maggiore ampiezza rispetto a quello di ammissibilità, trova la sua ratio nella considerazione tecnico-giuridica di evitare che un pronunciamento della Corte costituzionale su tutti i parametri di costituzionalità, così come avviene in un giudizio preventivo, renda poi più complicato il successivo eventuale giudizio di costituzionalità, avendo quel testo già superato il vaglio della Corte stessa”. In ogni caso, ha ribadito la relatrice, “il testo è ancora aperto al confronto di tutti”.

Dalla Camera al Senato, resta invece un percorso ad ostacoli l’iter del decreto semplificazioni all’esame (che riprenderà oggi) delle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici di Palazzo Madama. Il nodo resta l’emendamento blocca-trivelle del ministero dello Sviluppo economico. E sul quale resta la contrarietà della Lega. “Ho ascoltato le aziende e le loro preoccupazioni, che sono anche le mie, per le possibili conseguenze dell’emendamento attraverso il quale si vorrebbe vietare lo svolgimento di tutte le trivellazioni in mare, incluse quelle già autorizzate”, ha ribadito ieri la sottosegretaria all’Ambiente del Carroccio, Vannia Gava.

Insomma, resta il no al blocco delle perforazioni in mare. “Bloccare questo comparto comporterebbe gravi problemi di approvvigionamento di energia per un Paese come il nostro che dipende per il 90% dall’estero contro una media europea del 54% – ha aggiunto -. Fermare questo comparto metterebbe poi in crisi moltissime aziende, con la conseguente perdita di posti di lavoro, altro aspetto inaccettabile”.