Litorale criminale. Dai boss della Magliana alla faida per il potere. A Ostia affari d’oro con gli stupefacenti e nuove guerre tra clan e famiglie

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Pochi lo sanno ma Ostia non è sempre stata terreno di caccia dei clan. Quella che un tempo era una località di villeggiatura come tante, deve la sua attuale nomea agli appetiti della Banda della Magliana che, per prima, mise le mani sul litorale romano. Un passaggio epocale che da quel momento in poi ha visto succedersi una serie di famiglie e clan, tutte decise a conquistare un posto al sole nella moderna El Dorado. Racket, estorsione e spaccio di droga, sono diventati la normalità a Ostia proprio a partire dal boom edilizio degli anni ’80 che trasformò il piccolo centro abitativo, nel luogo dove fare affari d’oro.

Lontano dalle luci della ribalta della Capitale, Ostia finiva nelle mire di Nicolino Selis e Paolo Frau, ovvero due membri della banda della Magliana e legati al boss Enrico De Pedis, che qui avevano messo in piedi i loro business. Sotto gli ombrelloni e nelle calde estati, prosperava un fiorente mercato della droga grazie alle nuove rotte intercontinentali per far arrivare marijuana, cocaina ed eroina. Una gigantesca quantità di stupefacenti che stava stretta alla piccola cittadina e che attirava la clientela della Capitale. Un fiume di denaro che la banda reinvestiva immediatamente nelle attività commerciali di Ostia, inquinandone il tessuto imprenditoriale.

Un impero che sembrava destinato a durare in eterno ma che veniva decapitato prima dall’inchiesta della magistratura che tra il 1995 e il 1996 chiuse  l’organizzazione criminale, poi dall’omicidio di Frau del 2002. Episodio questo che spalancava le porte ad una nuova lotta di potere. Ormai rimasta senza padroni, su Ostia mettevano le mani gli affiliati al clan agrigentino dei Triassi, capeggiato dai fratelli Vincenzo e Vito, che oltre ai traffici di droga aprivano i propri affari anche al mercato nero delle armi e alla redditizia attività di controllo degli stabilimenti balneari. Ma il litorale romano è ormai meta gettonata dal mondo del crimine e così mentre un clan ne prendeva il potere, un altro si affacciava sulla scena.

È questo il caso dei Fasciani, clan originario dell’Abruzzo e capeggiato dal boss Carmine, che cercavano anche loro un posto al sole senza infastidire, i Triassi. Una convivenza inizialmente pacifica con gli abruzzesi decisi a non calpestare i piedi a quelli che erano i padroni del litorale ma che successivamente esplose in una sanguinosa guerra, con caduti da entrambe le parti. Ad avere la peggio furono i Triassi, con il capo clan gambizzato due volte tra il 2006 e il 2007, perché i Fasciani, decisi ad avere la meglio, avevano fatto fruttare la loro alleanza con una nascente famiglia criminale, gli Spada. Una stabilità apparente perché tutto era destinato a cambiare ancora una volta con la Procura di Roma che prima metteva fine al regno dei Fasciani, poi a quello degli Spada.