Lo stupratore è un immigrato. Può violentare quanto gli pare. Venditore del Bangladesh abusa di una turista. Nonostante tre denunce era lasciato libero

di Gaetano Pedullà
Editoriale

Ma come ci si può stupire se la gente invoca Salvini, Orbàn e chi fa la faccia anche peggiore con gli immigrati? Domenica scorsa una turista danese di 26 anni è stata stuprata a Rimini e il sospettato, già arrestato dalla polizia, è un venditore ambulante di rose originario del Bangladesh, già denunciato altre tre volte per violenza sessuale, ma incredibilmente libero di continuare ad appagarsi con chi gli finiva a portata di mano. Una tragedia per la giovane donna, ma un disastro altrettanto doloroso per la credibilità del nostro Stato con tutto il castello di regole oggi evidentemente perfette per tutelare chi abusa e non chi è abusato. I giudici – si dirà – applicano i codici e una dose di garantismo è doverosa con chiunque, ma qui sembra che si stia giocando alla roulette, sfidando la fortuna e la pazienza di tutti noi nel consentire il ripetersi di reati gravissimi a persone fortemente indiziate di aver già commesso gli stessi crimini. E chi ha la responsabilità di tutto questo? Ce l’abbiamo tutti, e vi dico perché.

Partiamo dal Parlamento, che se ci sono codici da cambiare non li cambia. C’è poi la magistratura che non sa più in che galera mettere certa gente e la lascia libera, illudendosi che per qualche miracolo in futuro si comporterà bene. Quindi c’è il Governo, che dovrebbe fare una volta per tutte un patto chiaro con chi arriva in Italia: l’accoglienza è un dovere ma chi sgarra un minuto dopo si becca il foglio di via, senza sconti e piagnistei umanitari. Non nascondiamoci dietro a un dito: anche la stampa e il sistema dell’informazione deve mettersi una mano sulla coscienza. Derogare al politicamente corretto, a un certo buonismo, alla deriva di una Sinistra che ha scelto la via breve di non gestire il fenomeno dell’immigrazione, porta tanti giornalisti da salotto tv a non denunciare come andrebbe fatto una situazione insostenibile. Oggi chi scrive che interi quartieri delle maggiori città italiane sono fortini degli immigrati, dove gli italiani sono una mal sopportata minoranza etnica, se va bene passa per leccac… di Salvini e dell’area politicamente emergente dei sovranisti, se non direttamente per fascista. Ma i giornalisti prima di colorarsi come gli pare dovrebbero raccontare i fatti, e nascondere la situazione di disagio profondo che c’è nelle nostre città – in quelle più grandi perlomeno – e nelle loro periferie significa non dare una rappresentazione minima della realtà.

Alcune domande – Avviene così che episodi terribili, come sono gli stupri, passano rapidamente negli archivi della cronaca, perché una violenza sessuale è tale sia che a commetterla sia un immigrato che un italiano. Ne sanno qualcosa proprio a Rimini, dove solo pochi giorni fa un’altra turista, questa volta tedesca, sarebbe stata abusata da due allievi poliziotti nella sua camera in un ostello. Senza voler essere in alcun modo assolutori in questo caso e giustizialisti in quello del bengalese, le due storie su un punto sostanziale sono però diverse. Gli allievi poliziotti – che se sarà provato il loro crimine dovranno risponderne adeguatamente – non erano stati denunciati in passato e per ben tre volte per atti di violenza sulle donne. Qui c’è dunque un crimine che non solo è gravissimo sia che a commetterlo sia un italiano che un immigrato, ma abbiamo uno stupro in un certo senso annunciato. Può tutto ciò non bastare a spedire a casa sua, in qualunque buco del mondo si trovi, questo venditore di rose che per il momento ha solo svenduto i sogni e l’innocenza di una ragazzina? C’è davvero bisogno di aspettare il giudizio di un tribunale, che magari può metterci anni, prima di disinnescare quella che è chiaramente una bomba destinata a fare danni? Si è cattivi, intolleranti, razzisti, antidemocratici e fascisti se si sostiene tutto questo? Per il dibattito su questi temo oggi nel Paese c’è un argomento in più. Ma la vita di quest’ultima ragazza stuprata non sarà mai più la stessa, come non lo sarà il futuro della prossima a cui toccherà la stessa sorte. E continuare a star zitti significa stare con questi stupratori.