Mafia Capitale, l’inchiesta si allarga e rischia di travolgere il mondo politico. Dal Comune alla Regione. Altri 21 indagati

Il giorno successivo ai 44 nuovi arresti tra politici e faccendieri, l’inchiesta di Mafia Capitale va avanti. E si allarga. Oltre al sottosegratario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione, braccio destro di Angelino Alfano, altre 21 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Tra questi Maurizio Venafro, già capo di gabinetto del Governatore Nicola Zingaretti e Marco Visconti, l’ex assessore all’Ambiente della giunta capitolina di centrodestra. Indagato e perquisito pure Antonio Pulcini, costruttore e padre di Daniele, già agli arresti domiciliari. Ancora tra gli indagati Calogero Salvatore Nucera, ex capo segreteria di Francesco D’Ausilio quando era capogruppo del Pd in consiglio comunale a Roma. Inoltre Patrizia Cologgi, ex capo del dipartimento della protezione civile comunale. Avvisi di garanzia anche a Clelia Logorelli, responsabile parchi e giardini di Eur Spa, e a Mirella Di Giovine, ex direttore del Dipartimento Patrimonio del Campidoglio. Indagato Silvio Praino, imprenditore alberghiero impegnato nelle strutture di accoglienza dei migranti. Indagato quindi Maurizio Marotta, presidente della cooperativa Capodarco. E ancora Fabrizio Amore, Ettore Lara e Gabriella Errico, quest’ultima presidente della cooperativa sociale «Un sorriso» finita nell’occhio del ciclone qualche mese fa in seguito alle tensioni nel quartiere romano di Tor Sapienza tra residenti e immigrati del centro di accoglienza di via Morandi. È stata una giornata di interrogatori, invece, nel carcere romano di Regina Coeli per i primi esponenti politici finiti in manette nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta. Il primo ad affrontare il giudice è stato Mirko Coratti, ex presidente dell’assemblea capitolina, che ha respinto l’accusa di corruzione: “Mai avuto rapporti, illeciti o di natura economica, con Salvatore Buzzi. Basta leggersi le carte dell’inchiesta: non c’è una sola conversazione con lui, intercettata, che mi riguardi”. Oltre a Coratti, ieri sono stati interrogati pure l’ex assessore della giunta Marino, Daniele Ozzimo, l’ex responsabile del dipartimento affari sociali del Comune, Angelo Scozzafava e il vicepresidente della cooperativa La Cascina, Francesco Ferrara. “I provvedimenti cautelari che hanno interessato alcuni propri dirigenti non riguardano in alcun modo reati di “mafia”. Nessuno dei soggetti coinvolti è accusato di aver tenuto comportamenti mafiosi”, ha precisato il presidente del Cda della coop “La Cascina”, Giorgio Federici. “Il fulcro degli addebiti mossi nei confronti de “La Cascina” – ricorda Federici – riguarda il Centro di accoglienza dei richiedenti asilo-Cara di Mineo, sito nei pressi di Catania. A tal riguardo è ferma convinzione della cooperativa che le procedure di affidamento si siano svolte nel pieno rispetto della normativa vigente e conformemente ai criteri di evidenza pubblica”.

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