Manovra, Lega e 5Stelle piegano la resistenza di Tria. Rapporto deficit/pil al 2,4%. Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza. Ok al superamento della Fornero e al risarcimento di chi è stato truffato dalle banche

di Antonello Di Lella
Economia

Un vertice lunghissimo per vincere la resistenza del ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Che alla fine si è dovuto piegare alla volontà di Lega e Cinque Stelle e ha dato il placet a una manovra del cambiamento con un accordo sul rapporto deficit-pil al 2,4 per cento da inserire nella Nota di aggiornamento Def. Così vengono liberati 27 miliardi per la manovra. Cifre a cui il responsabile di via XX settembre ha provato a resistere fino alla fine per poi arrendersi. La conferma è arrivata poco dopo le 21 quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno consegnato alle agenzie di stampa le prime dichiarazioni trionfali. A rompere il silenzio, dopo cinque ore di riunione fiume, le dichiarazioni del leader del Carroccio: “Tasse abbassate al 15% per più di un milione di lavoratori italiani, diritto alla pensione per almeno 400mila persone e altrettanti posti di lavoro a disposizione dei nostri giovani superando la legge Fornero, chiusura delle cartelle di Equitalia, investimenti per scuole, strade e Comuni. Nessun aumento dell’Iva. Pienamente soddisfatto degli obiettivi raggiunti”.

Le misure – Quella che è stata definita la manovra del popolo prevede 10 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza e il rilancio dei centri per l’impiego (dove però servirà una vera rivoluzione). Per una misura che coinvolgerà 6,5 milioni di persone. Tra i provvedimenti previsti anche la pensione di cittadinanza. Esulta Di Maio: “Con il superamento della Fornero, chi ha lavorato una vita può finalmente andare in pensione liberando posti di lavoro per i nostri giovani, non più costretti a lasciare il nostro Paese per avere un’opportunità”. Il ministro del Lavoro ha fatto sapere che misure ad hoc sono previste anche per i truffati dalle banche che “saranno risarciti con un Fondo ad hoc di 1,5 miliardi – ha spiegato Di Maio – Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini, per la prima volta non toglie ma dà”.

La chiave – A sfiancare la resistenza di Tria ci ha pensato il “commissariamento” imposto da Salvini e Di Maio al ministro dell’Economia. Fondamentale la presenza del ministro degli Affari europei, Paolo Savona, che ha fatto sentire tutto il suo peso nelle discussioni che hanno portato a partorire la manovra economica. Proprio il ministro su cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva messo il veto per guidare il dicastero dell’Economia, alla fine ha avuto un ruolo fondamentale nel piegare tutte le ristrettezze che Tria ha provato a imprimere, fino all’ultimo, sui conti. Una sorta di autotutela che Salvini e Di Maio hanno voluto mettere in campo con la presenza costante e sfiancante di Savona. “Non temiamo né spread né mercati”, ha urlato il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuelli, anticipando la possibile reazione delle Borse e rispondendo alle critiche immediate arrivate dalle opposizioni che ritengono “follia contrarre altro debito pubblico”.

La sfilata – Scene di giubilo davanti Montecitorio dove militanti e parlamentari dei Cinque Stelle, bandiera alla mano, hanno festeggiato l’intesa raggiunta sulla Manovra. Selfie, video e sfilata per immortalare un momento definito storico dal leader Di Maio. Una volta raggiunta l’intesa all’interno del Governo è stata la volta del Consiglio dei ministri con all’ordine del giorno la nota di aggiornamento del Def.