Matteo Renzi o no, questo Partito democratico non cambia

di Giorgio Velardi
Editoriale

A leggere quanto è accaduto nella direzione del Pd di ieri si capisce perché stavolta Matteo Renzi abbia scelto di mettere da parte lo streaming. Quello andato in scena al Nazareno è stato uno scontro aspro, riassunto perfettamente dalla frase pronunciata dall’ex premier prendendo in prestito Guccini: “Ognuno vada dove vuole andare”. Un avviso di sfratto bello e buono a chi non la pensa come lui, a cominciare da Orlando e Franceschini che spingono affinché il Pd esca dalla logica isolazionista nella quale l’ex sindaco di Firenze l’ha infilato. Ma questo clima da guerra dei Roses, arroventato dalla sconfitta alle Amministrative, dimostra come in 4 anni Renzi non sia riuscito a cambiare di una virgola un partito dentro al quale, nel 2013, Marianna Madia denunciava di aver visto “ipocrisia” e “opacità” ma anche “un sistema di piccole e mediocri filiere di potere che sono attaccate così al potere stesso da non volerlo cedere di un millimetro”. Tutti infatti nel Pd vogliono contare più dell’altro, anche a costo di portare la macchina a sbattere (come accaduto ai tempi della mancata elezione di Prodi al Quirinale). “Matteo” è avvisato.

Commenti

  1. honhil

    Questo è il Pd: ogni commento è superfluo. Ma fino a qualche momento prima di questa affermazione, chiunque avesse affermato la stessa cosa, sarebbe stato tacciano di razzismo. E con sempre un sinistro coro pronto ad applaudire. Le risorse boldriniane erano e restavano risorse. Ma c’è di più. Alfano l’africanizzatore è di Agrigento. Agrigento (come il resto della Sicilia e, su su salendo per lo Stivale, di molte altre regioni), è un centro d’accoglienza a cielo aperto, grazie alla richiesta governativa di farli sbancare tutti qui, come la Bonino, appunto, ha certificato. Ma la responsabilità di questo patto scellerato è collettiva e in cima a questo atto di tradimento contro gli italiani e l’Italia ci stanno le prime quattro cariche dello Stato: Mattarella, Grasso, Boldrini e Renzi/Gentiloni/Renzi, non solo sapevano, ma, con il loro falso buonismo e i loro frequentissimi interventi a braccia aperte a favore di quest’invasione chiamata accoglienza, sostenevano un giorno dopo l’altro, quest’ignobile accordo. Adesso, non resta che aprire una commissione d’inchiesta, per attribuire le giuste responsabilità a ciascuno di questi protagonisti e scendere giù giù fino all’ultimo chiodo di questo carro funebre che voleva fare dello Stivale un’enclave africano in Europa. Contro la volontà degli italiani, siano essi bianchi, neri, gialli o di colore cirricaca.

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