Mattone Capitale e affari romani. Tutti i segreti (e i silenzi) del candidato sindaco Alfio Marchini

di Stefano Sansonetti
Primo piano

di Stefano Sansonetti

L’Alfio Marchini candidato sindaco di Roma, in una delle competizioni elettorali più imprevedibili della storia del Campidoglio, parte dall’Alfio Marchini imprenditore. E non può prescinderne, nemmeno adesso. Il fatto è che c’è una filiera di 7 società, con annessi progetti immobiliari a Roma, all’interno della quale Marchini continua a muoversi, anche se ha allentato la presa. E qui ci sono silenzi che forse un candidato sindaco dovrebbe rompere. Ancora oggi, visure alla mano, l’imprenditore risulterebbe titolare del 90% della Lujan, di fatto una holding di partecipazioni. In questo caso, però, sarebbe intervenuta una novità, almeno secondo quanto fa sapere il suo entourage. Marchini, da quello che si apprende, avrebbe ceduto tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 la quota nella Lujan a una cordata di investitori americani e italiani. Come mai non risulta dai documenti ufficiali?

NESSUNA COMUNICAZIONE
La spiegazione che filtra dallo staff del candidato sindaco è che l’operazione non è stata divulgata perché per una Spa non esistono obblighi di comunicazione. Ma se anche fosse così, perché non comunicarla adesso, in ossequio a un principio di opportunità e trasparenza per un candidato sindaco di Roma? Anche perché, attraverso la Lujan, passano partecipazioni in diverse società. La holding, per esempio, ancora oggi ha il 16,50% di Methorios, la banca d’affari romana che non se la passa granché bene e ha come primo azionista una società maltese, Futura Funds Sicav, a sua volta facente capo a un fondo lussemburghese che si chiama Optimum Asset Management. Methorios, a sua volta, visure alla mano ha ancora oggi il 21,67% della Astrim, società di facility management che in passato ha ottenuto importanti commesse pubbliche, in particolare dalla Consip (centrale acquisti del Tesoro). E qui ritroviamo senza dubbio Marchini, visto che ancora oggi riveste la carica di presidente di Astrim. Dal suo staff emerge l’intenzione di lasciare la presidenza, probabilmente con l’approvazione del prossimo documento contabile. Ma al momento la poltrona resta. Negli archivi il bilancio più recente depositato da Astrim risale al 2013: ricavi per 58,1 milioni e perdite per 8,6, con debiti totali per 136 milioni. A fine 2013 i debiti verso le banche ammontavano a 50,5 milioni, di cui 15,2 verso Unicredit per il fallimentare progetto Alfiere. Si tratta del progetto residenziale firmato Renzo Piano che sarebbe dovuto sorgere al posto delle tre torri dell’Eur. Un piano a metà tra Cassa Depositi e un gruppo di società (tra cui la Astrim) fallito qualche anno fa con i privati in fuga nel tentativo di recuperare soldi per pagare le banche.

GLI ULTIMI SVILUPPI
Nel 2013, però, la stessa Astrim ha abbandonato il business della manutenzione energetica, concentrandosi sull’immobiliare. Fino a salire tempo fa al 62,8% del capitale della Imvest, società dalla quale dipendono diversi progetti immobiliari a Roma. Adesso, in base all’aggiornamento al 2 marzo 2016, la Astrim ha il 10,05% della Imvest. Ma altre quote della società immobiliare sono in mano a Methorios (24,86%) e Lujan (21,63%), ossia realtà in cui fino a poco tempo fa Marchini aveva interessi. Anche perché, come risulta dall’ultimo bilancio 2014 della Imvest, firmato a maggio 2015, la società immobiliare controlla la Barcaccia 2000 srl, che ha in mano il progetto immobiliare ribattezzato “Stagni di Ostia”. A sua volta la Barcaccia 2000 controlla la Alsium e a cascata la Sae, società che hanno in mano l’esecuzione del progetto urbanistico di Pietralata. L’entourage di Marchini derubrica questa filiera a “partecipazioni indirette di partecipazioni indirette”. Ma l’attuale presidenza di Astrim, e le recenti esperienze in Lujan e nell’azionariato di Methorios, non sembrano rendere il ruolo del candidato sindaco così marginale.

Twitter: @SSansonetti