Meno Forconi più Europa, così l’agricoltura riparte

di Sergio Patti
Economia

di Sergio Patti

Forconi? “In agricoltura sono gli strumenti del mestiere. Ma la protesta di questi giorni è nemica del mondo agricolo. E chi sta bloccando i trasporti proprio nella settimana strategica per le consegne ortofrutticole del Natale, lo sa bene”. Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, fa il punto su questo e molti altri problemi del settore, nel giorno in cui l’associazione celebra a Roma la sua assemblea generale.

Forconi a parte, il disagio anche nel mondo agricolo è alle stelle. E la legge di stabilità non vi ha aiutato tanto…
“Sull’Imu agricola una risposta importante c’è stata. Ma è chiaro che non basta. E a conti fatti l’anno prossimo pagheremo molto più di quest’anno. Difficile andare avanti così”.

Ciò non di meno, anche oggi alla vostra assemblea vi ponete con uno spirito costruttivo. E mentre dilagano gli euroscettici, dedicate l’appuntamento all’Europa. Ma l’Unione è amica o nemica?
“Diciamo semplice conoscente. Però sappiamo bene che può ancora essere la migliore alleata possibile del mondo agricolo. Non è un caso che le prime politiche comunitarie siano state quelle agricole. E nei prossimi anni Bruxelles spenderà 50 miliardi per questo settore. Vogliamo rinunciarci?”.

Gli euroscettici dicono di sì. D’altra parte, quelle europee molto spesso sono solo risorse virtuali…
“Certo, ma se la vogliamo dire tutta, la colpa di questo spreco è più nostra che dell’Europa. Nella riforma delle politiche agricole comunitarie un ruolo centrale è assegnato alle scelte dei singoli Paesi. L’Europa ci premierà, ma solo se faremo le scelte giuste”.

Intanto il vostro mondo paga caro anche le contraffazioni agricole…
“Su questo ci dobbiamo impegnare di più, ma non tornando al protezionismo delle frontiere. Le strade solo altre. Pensiamo ai tedeschi che senza puntare sul made in Germany quanto facciamo noi con il made in Italy muovono 200 miliardi l’anno contro i nostri 170”.

Forse anche perchè mandiamo segnali ondivaghi e un giorno si parla dell’alta qualità italiana e l’altro della Terra dei fuochi…
“Già. Una follia. E dire che in Italia si fanno ogni anno un miliardo di controlli agroalimentari. Un miliardo, capisce? Chi avvelena il territorio non fa solo un danno irreparabile alla nostra salute, ma rovina l’immagine del Paese e tanto del lavoro che c’è dietro”.

Poi ci si mettono i mutamenti climatici, le bombe d’acqua, gli allagamenti… L’agricoltura è stata mai in equilibrio così precario?
“I pilastri del nostro sviluppo sono produttività, competitività e sostenibilità. Questi pilastri sono ancora compatibili? Confagricoltura dice di sì. Ma per riuscirci dobbiamo puntare sulle tecnologie, sapendo che il mondo cambia e per questo servono più innovazione e rispetto dell’ambiente. Su questo abbiamo iniziato a fare qualcosa di importante: abbiamo creato Ecocloud, una piattaforma dove gli agricoltori possono mettere in comune le esperienze migliori per risparmiare acqua, energia, ossigeno. Oggi la risposta anche ai mutamenti climatici non è la ruralizzazione, ma integrare le soluzioni migliori”.

E qui lo Stato vi aiuta?
Non è questo il punto. Dobbiamo superare l’idea di un’agricoltura sussidiata.

Pure le banche la pensano così. Infatti il credito al mondo agricolo è sceso, d’altronde come con gli altri comparti economici.
“Le banche non ci aiutano perchè non conoscono i meccanismi del mondo agricolo. E anche se l’Associazione bancaria nega, il credito verso il nostro settore è sceso pericolosamente. Un errore per chi fa finanza, perchè pochi onorano i loro impegni come le imprese agricole. Ecco perchè serve una legge speciale a favore del credito agricolo”.

Chi farà questa e le altre battaglie? Imprese e sindacati non hanno mai vissuto una tale crisi della rappresentanza…
“Anche qui abbiamo di fronte una nuova sfida. Oggi dobbiamo ragionare per rappresentanze complessive, non di singoli settori. La protesta dei forconi, per esempio, interessa solo l’autotrasporto e la logistica o tutta la filiera danneggiata, agricoltura in testa? Se c’è da fare la nostra parte, noi siamo pronti”.

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