Minori di Serie B nel Mezzogiorno. Tanti ma lasciati senza servizi: Campania e Calabria conquistano la maglia nera

di Nello Mucci
Cronaca

Nonostante le difficoltà e la carenza di servizi, nel Sud del Paese si fanno più figli. Che però sono costretti a vivere senza poter contare sui servizi che i coetanei del Nord hanno a portata di mano. Nessuna sorpresa in un Paese che continua a viaggiare a due velocità quasi su tutto. Questo quadro emerge dai report sulla Povertà educativa curati da Depp Srl – Data, Engagement, Platforms, Politics. Per la prima volta è stata prodotta una ricerca estremamente dettagliata e basata su banche dati comunali che vanno a scattare un’istantanea sullo stato reale del Paese, territorio per territorio.

Città per città – Il dato complessivo evidenzia che i minori tra 0 e 2 anni in Italia sono circa 1,5 milioni, ovvero il 2,5% dell’intera popolazione. Passando a un’analisi ancor più dettagliata emerge che a livello comunale la più alta presenza di bambini sotto i tre anni si registra nelle tre grandi città del Sud: Palermo (2,8%), Catania (2,76%), Napoli (2,65%). Seguono Milano (2,6%), Roma (2,58%) e Torino (2,5%). Passando al setaccio anche i Comuni più piccoli risulta ancora più evidente la prevalenza di minori nei comuni meridionali. Passando alla fascia d’etra tra i 6 e i 17 anni sono oltre 6,8 milioni, ovvero oltre l’11% dell’intera popolazione. E ancora una volta a guidare la speciale graduatoria ci sono città del Mezzogiorno quali Napoli, Catania, Palermo e Bari. Peccato che all’elevata presenza di minori non corrispondano investimenti per permettere loro di crescere con maggiore serenità. E le carenze del Mezzogiorno nella vita quotidiana non riguardano soltanto i piccoli paesini o le aree più difficilmente raggiungibili, ma non sono ben evidenti anche nelle grandi città del sud d’Italia. Calabria e Campania risultano le due Regioni in grado di offrire meno servizi ai bambini. Dove a mancare, in primis, sono le strutture scolastiche dove poter educare i piccoli. Impietoso anche il confronto con l’obiettivo fissato dall’Europa, quota 33% che dovrebbe essere raggiunta dai servizi alla prima infanzia. Peccato che la media italiana si attesta al 22%. Sopra la media solo Valle d’Aosta, Emilia Romagna , Umbria e provincia di Trento.

Sul territorio – Le situazioni variano caso per caso. Un’eccellenza è sicuramente Prato con il 51% di copertura di servizi alla prima infanzia. Ma anche al sud non occorre fare di tutta l’erba un fascio, visto che i comuni montuosi della provincia di Ragusa, a quota 35%, superano ampiamente la media italiana. Centrano una copertura dello 0%, invece, i comuni di montagna nelle province di Foggia, Caltanissetta, Siracusa e Reggio Calabria. Torniamo alle eccellenze, come quella piemontese per la presenza di biblioteche e palestre nelle scuole. Copertura sportiva eccellente anche per gli alunni Friuli e Toscana. Dolenti note dalla scuole per quanto riguarda le strutture che nel 73% dei casi si trovano a convivere con rischi sismici. Sotto la media Veneto, Puglia, Lombardia, Piemonte e Sardegna. Mentre i piccoli della Basilicata sono quelli maggiormente in pericolo. Alunni lucani che, però, possono contare su una buoni servizi di trasporto, al contrario di Lazio, Campania e Calabria. Ovviamente da comune a comune le situazioni presentano eccellenze o carenze clamorose. Certo è che sul capitolo servizi il sud paga ancora il prezzo più alto.

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