Mps re del debito pubblico. Il Tesoro premia la sua banca. Siena al top per collocamento di Btp e Bot. Da quattro anni l’esito è sempre lo stesso

di Stefano Sansonetti
Economia

Se ne è andata da quasi un mese, ma nella sua ex Direzione al Dipartimento del Tesoro non sembra essere cambiato molto. Di sicuro non è mutato nulla nell’assetto dei cosiddetti “specialisti in titoli di Stato”, in pratica quelle banche che aiutano il Governo nella gestione delle aste di Btp, Bot e via dicendo. Il personaggio in questione è Maria Cannata, che dal 2000 fino a pochi giorni fa ha guidato la strategica Direzione debito pubblico, dalla quale dipende la gestione di uno stock arrivato a valere 2.200 miliardi di euro. Ebbene, tra gli ultimi atti firmati dalla Cannata, prima di lasciare il posto al suo storico vice, Davide Iacovoni, ce n’è uno datato 25 gennaio 2018. Si tratta dell’ultimissima graduatoria degli specialisti, ossia la classifica delle migliori banche nella gestione del nostro maxi debito. Ne viene fuori che per la quarta volta consecutiva a piazzarsi al primo posto è stata Mps Capital Services, una controllata di quel Monte dei Paschi del quale lo stesso Tesoro, guidato da Pier Carlo Padoan (peraltro candidato a Siena), è diventato azionista al 70%. Insomma, l’istituto di credito che negli ultimi anni è stato un pessimo gestore del suo debito, viene invece eletto miglior gestore del debito pubblico dallo stesso Stato che di fatto ne è il proprietario.

Non finisce qui – Ma la notizia è anche più ampia. L’ultimo atto della Cannata è una conferma di tutto uno status quo in cui le solite banche d’affari, soprattutto estere, vengono coinvolte nella gestione di uno dei debiti pubblici più alti del mondo, e proprio per questo fonte di ricchi business per gli intermediari. Dopo aver incoronato Mps, infatti, la Cannata ha elencato tutti gli altri specialisti oggi attivi in Italia, che sono gli stessi da inizio 2016. Si tratta di 18 banche, di cui solo tre italiane: Mps, Unicredit e Banca Imi (Intesa Sanpaolo). Per il resto ci sono istituti americani (Jp Morgan, Citigroup, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Morgan Stanley), francesi (Bnp Paribas, Crédit Agricole, Société Générale), britannici (Barclays, Hsbc, Royal Bank of Scotland), tedeschi (Deutsche Bank), olandesi (Ing Bank), giapponesi (Nomura) e svizzeri (Ubs). Una situazione immutata, tale da far indovinare l’enorme potere di queste banche, ben superiore a quello di chi si trova a interfacciarsi con esse dal vertice della Direzione debito pubblico. Del resto se gli specialisti hanno obblighi di sottoscrizione nelle aste dei titoli di Stato e di negoziazione dei volumi nel marcato secondario, a valle, oltre alle laute commissioni, hanno il privilegio di partecipare in via esclusiva ai collocamenti supplementari delle aste e alla stipula dei contratti derivati con il Tesoro. E pazienza se gli stessi derivati per lo Stato a volte si trasformano in maxi perdite. Proprio la Cannata, per dire, con altri ex funzionari del Tesoro, è entrata nel mirino della Corte dei conti per un presunto danno erariale miliardario dovuto a una chiusura anticipata di un contratto con Morgan Stanley. Anche se lei ha sempre professato la sua estraneità alle contestazioni dei giudici contabili.

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