Nella nuova super banca del Nord restano in sella i soliti dinosauri della finanza vaticana

di Stefano Sansonetti
Economia

Capacità di resistere a tutto. Sempre. Nel panorama bancario italiano, in cui longevità e resilienza vengono ascritte soprattutto ai vari Giuseppe Guzzetti e Giovanni Bazoli, spesso non si mette sufficientemente a fuoco la figura di un banchiere che da ben 17 anni è imbullonato alla stessa poltrona. Ed è destinato a restarci almeno fino alla copertura di un ventennio. Si tratta di Carlo Fratta Pasini, sessantenne veronese che si appresta a ricoprire la presidenza di Banco Bpm, ovvero il terzo istituto di credito italiano nato dal matrimonio tra Banco Popolare e Bpm.

LA SEQUENZA
Per lui un vero record, se solo si considera che è il 1999 quando l’avvocato Fratta Pasini si insedia per la prima volta alla presidenza dell’allora Banca Popolare di Verona. Che a seguito dell’incorporazione della Popolare di Novara, qualche tempo dopo, diventa Bpvn, sempre con Fratta Pasini presidente. Passa qualche anno e la Bpvn, dopo la torrida estate dei furbetti del quartierino e non senza un bel po’ di calcoli sbagliati sulla solidità della preda, fagocita la Popolare italiana, sepolta sotto dalle ceneri lasciate da Giampiero Fiorani. In quel momento, siamo nel 2007, nasce il Banco Popolare. E indovinate chi viene individuato come presidente? Sempre lui, Fratta Pasini. Un uomo capace di resistere a tutto quel sottile gioco di riequilibrio che a quel punto va trovato tra Verona, Novara e Lodi. Ma da dove gli viene tutta questa resistenza? Per orientarsi, forse, si può dare un’occhiata alle altre poltrone che ancora oggi riveste. Tra le altre è consigliere di amministrazione dell’Istituto Toniolo e a cascata componente dei Cda dell’Università Cattolica del sacro Cuore e della fondazione Policlinico Gemelli. Ruoli che dimostrano i suoi rapporti-chiave con il Vaticano, con l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola e con Comunione e Liberazione.

IL PRECEDENTE
Anni fa, per dire, si era segnalata una convenzione tra l’allora Banca Popolare di Verona, presieduta da Fratta Pasini, e la Compagnia delle opere, il braccio economico di Cl. Per non dire dei buoni rapporti accreditati con l’Opus Dei, secondo alcuni derivati anche dal suo maestro Giorgio Zanotto, ex sindaco democristiano di Verona sempre citatissimo da Fratta Pasini, che non fa mistero di esserne un allievo. Adesso, dopo 17 anni dalla prima poltrona da presidente, è ancora lì. Sopravvissuto un’altra volta al Cencelli bancario tra Verona, Novara, Lodi e Milano.

Twitter: @SSansonetti