Nessun taglio sui diritti. Passa la linea Cinque Stelle. Parla il presidente della Commissione Bilancio, Pesco: “Finanziaria virtuosa che difende i ceti più deboli”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Per il Movimento 5 Stelle i diritti non sono poste di bilancio”. Parola del presidente M5S della commissione Bilancio del Senato, Daniele Pesco, che promuove l’accordo raggiunto in Consiglio dei ministri sulla prossima Manovra.

Via libera salvo intese alla Manovra e al decreto fiscale dopo una lunga maratona notturna. L’impianto complessivo la soddisfa?
“Sì, perché la Manovra è espansiva e virtuosa allo stesso tempo: taglia il cuneo fiscale, mette più risorse a disposizione delle famiglie, rifinanzia Industria 4.0, lancia il piano di investimenti verdi da 55 miliardi. E, cosa più importante,sterilizza le clausole Iva, il cui aumento avrebbe avuto un effetto depressivo sull’economia oltre a penalizzare i contribuenti più deboli”.

Via al taglio del cuneo fiscale che però il prossimo anno porterà nelle buste paga dei lavoratori benefici limitati (si parla di 40 euro al mese). Si poteva fare di più, magari come proponevano i renziani, stoppando Quota 100 per poter garantire aumenti più consistenti?
“Innanzitutto la cifra in busta paga raddoppierà l’anno successivo, grazie a uno stanziamento crescente. Su quota 100 sarebbe stato folle fare un passo indietro solo per fare cassa. Per il Movimento 5 Stelle i diritti non sono poste di bilancio. E il diritto di andare in pensione per chi è stato lasciato in mezzo al guado dalla Legge Fornero è sacrosanto”.

Accordo anche sull’innalzamento a 8 anni della pena per gli evasori, ma è già stato preannunciato un emendamento. Non teme che in Parlamento la norma possa essere annacquata?
“Il dibattito parlamentare è la quintessenza della democrazia. Vorrei però sottolineare che un Paese che ha 109 miliardi di evasione fiscale l’anno, che diventano oltre 200 in termini di economia sommersa, non può far finta di niente. Qui nessuno vuole una caccia alle streghe. Anzi, il decreto fiscale introduce solo l’uso di strumenti più efficaci e tecnologicamente avanzati per abbassare il rischio evasione”.

Conte ha promesso una lotta senza precedenti contro l’evasione, ma nel Paese dei condoni e delle sanatorie continue, basta inasprire le sanzioni penali per recuperare le somme evase? Ci sono altre misure allo studio?
“Va tutto considerato nel quadro complessivo, fatto anche di spinte ‘premianti’ per i contribuenti che pretendono lo scontrino o effettuano pagamenti elettronici, in una logica di contrasto di interessi. La vera lotta all’evasione si fa recuperando la fiducia del contribuente nei confronti dello Stato”.

Sul contrasto all’uso del contante, la soglia scenderà da 3mila a 2mila euro il prossimo anno e a mille euro dal 2022. Una misura certamente utile a prevenire la piccola evasione ma sul fronte della grande evasione come contate di intervenire?
“Abbiamo finalmente previsto l’entrata in vigore della digital tax per recuperare risorse dai colossi del web che trasferiscono i ricavi in qualche altro Paese e sulla stessa linea si è espressa l’Ocse pochi giorni fa. Facciamo da apripista ma la soluzione deve essere europea. L’Europarlamento, non noi, ha censito all’interno dell’Ue sette Paesi a fiscalità aggressiva. Questa è la realtà. Ora aspettiamo la nuova Commissione al varco”.

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