Norma ad aziendam. Un emendamento della deputata Pd, cugina di Renzi, ha fatto brindare un fornitore di energia allo Stato, la Gala spa. Che è guidata dal marito di un’alta funzionaria di Palazzo Chigi

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Una bella norma “ad aziendam”, infilata nell’ultima legge di Stabilità e approvata senza che quasi nessuno se ne accorgesse. A suo modo si tratta di un “capolavoro” di lobby. Che però rischia di produrre un aggravio non indifferente sulle casse pubbliche. Diciamo subito che la norma in questione viene incontro alle esigenze di Gala, quarto operatore italiano nella vendita di energia elettrica che fa ricchi affari vincendo appalti dalla pubblica amministrazione. Ebbene, la novità introdotta dall’articolo 1 comma 511 della Manovra di fatto consente alle parti contrattuali, quindi anche a Gala, di chiedere allo Stato la revisione dei prezzi di fornitura dell’energia elettrica qualora il prezzo del petrolio abbia subìto un aumento o una diminuzione non inferiore al 10%, “tale da alterare significativamente l’originario equilibrio contrattuale”. Finora, infatti, il prezzo delle forniture di energia elettrica alle pubbliche amministrazioni era legato al valore del petrolio Brent. In pratica più scendeva il prezzo dell’oro nero meno guadagnava la società chiamata a fornire elettricità allo Stato. Si trattava di un principio applicato dalla Consip, la società del Tesoro che gestisce questo tipo di maxi appalti. Il criterio, ora, è stato sterilizzato nella nuova edizione della gara. Ma le sue conseguenze continuano a tenere banco.

LA MOSSA. Si dà infatti il caso che Gala, guidata dal presidente e Ad Filippo Tortoriello, abbia prontamente sfruttato la norma per chiedere a Consip la revisione delle condizioni di fornitura di un superappalto da 1 miliardo di euro che la società energetica si era aggiudicata nell’ottobre 2014. Un caso più unico che raro nella storia delle commesse assegnate dalla Consip, visto che la società di Tortoriello mise nel cassetto 10 lotti su 1o. In quel momento, però, il petrolio viaggiava intorno agli 85 dollari al barile, poi vertiginosamente scesi a 40, per arrivare sotto i 30 in tempi più recenti. Insomma, per Gala condizioni di fornitura dell’energia nettamente peggiorate. Ma era un rischio da calcolare. Ne è nato un aspro contenzioso amministrativo e civile. Gala ha provato in tutti i modi a farsi riconoscere da Consip la revisione dei prezzi di fornitura. La società del Tesoro si è invece sempre opposta, vincendo in ogni giudizio. A quel punto, siamo a fine 2015, è stato condotto in porto il “capolavoro lobbistico”. L’emendamento che consente alle parti di ricontrattare le condizioni di fornitura è stato presentato dalla deputata del Pd Elisa Simoni, nata a Figline Valdarno in provincia di Firenze, cugina molto alla lontana di Matteo Renzi. E alla fine la proposta di correzione è passata diventando legge. Davvero una bella opportunità per Tortoriello, patron di Gala che in questi anni di crisi ha visto crescere le performance economiche della sua società proprio grazie alla spinta degli appalti pubblici della Consip. Basti pensare che nel 2014, ultimo dato disponibile, la società ha messo a segno un fatturato di 1,3 miliardi di euro, in linea con il dato 2013. Mentre è raddoppiato l’utile, passando da 20,5 a 41 milioni. Risultati ancor più sorprendenti se paragonati al 2012, quando al fatturato da 990 milioni si era accompagnato un utile di “soli” 1,7 milioni di euro.

IL DETTAGLIO. Su tutto hanno certamente pesato le capacità manageriali di Tortoriello. Il quale, per inciso, è sposato con un alta funzionaria di Palazzo Chigi, Patrizia De Rose, ora a capo dell’Ufficio tecnico-scientifico e affari generali del Dipartimento politiche antidroga, ma in passato anche capo del Dipartimento pari opportunità. Negli anni Tortoriello, anche grazie alla moglie, sembra essersi costruito una rete di contatti importanti. In più ha reclutato nel Cda di Gala Gustavo Piga, economista che in passato è stato presidente della Consip. Adesso la società pubblica conferma che l’emendamento può causare un aggravio per le Pubbliche amministrazioni. Qualche osservatore calcola nell’ordine di 100-120 milioni. Gala, dal canto suo, sostiene da sempre che finora ha fornito energia sotto costo e che adesso si possono ristabilire condizioni di equità.

Twitter: @SSansonetti