Oggi La Notizia compie 6 anni. Vi racconto com’è nato questo giornale. Il segreto: essere leali con i lettori

di Gaetano Pedullà
Editoriale
LaNotizia 6 anni

Oggi non vi racconto niente della scena politica, dei problemi nel Governo e di quelli anche peggiori nelle opposizioni perché tanto fino alle elezioni europee non accadrà niente, e poi in questo giorno ho il dovere di dire qualcosa di noi. Il 12 marzo di sei anni fa usciva in edicola il primo numero della Notizia, e quindi ho una festa da condividere con voi lettori, con i colleghi giornalisti e i collaboratori che permettono la pubblicazione cartacea e digitale di questo piccolo miracolo che state leggendo. La nostra storia non è troppo diversa da altre mille avventure di più o meno successo, ma la diffusione è cresciuta molto negli ultimi anni e tanti non conoscono la fatica che abbiamo fatto, né lo spirito che anima questo quotidiano. Partiamo allora dall’inizio, avvertendo che quanto leggerete non è solo un diario di bordo, ma una metafora della vita.

Ben consapevoli della grande crisi dell’editoria, nel 2012 con un gruppo di altri sognatori e forse aiutati da qualche birra di troppo, abbiamo messo a fuoco l’immagine di quello che ci sembrava un buco nella tracimante offerta informativa nazionale. L’idea di fondo me l’aveva regalata qualche anno prima un genio assoluto della comunicazione, Roberto D’Agostino. Ero andato a trovarlo a casa perché il vulcanico direttore uscente (poi rientrato) del Tempo, Franco Bechis, per me Il maestro, voleva che lo conoscessi insieme ad una serie di altre persone che a suo dire avrebbero potuto aiutarmi a sopravvivere alla direzione del giornale di Piazza Colonna, dove mi ritrovai a 38 anni per un imprevedibile azzardo dell’editore Domenico Bonifaci. Dagospia mi disse chiaramente che a Roma, città cresciuta essenzialmente su tre gambe – i costruttori, Santa romana Chiesa e la pubblica amministrazione – di quest’ultima si parlava poco. In realtà anche dei segreti in Vaticano sapevamo poco, ma visto che hanno resistito nei secoli mi sembrò più a buon mercato provare a raccontare chi comandava davvero nei ministeri, di chi erano le manine che dieci anni dopo vediamo ancora togliere ed aggiungere milioni di euro alla spesa pubblica senza il fastidio di chiedere o rendicontarne al Governo o al Parlamento.

Il Tempo però era un giornale troppo istituzionale per quel genere di racconti e quindi l’idea rimase sostanzialmente nel cassetto, fin quando non capitò appunto l’occasione di riprovarci con un foglio corsaro, senza scheletri nell’armadio e per questo difficile da bloccare: La Notizia. Un giornale però non è un fine, ma un mezzo con cui coinvolgere i lettori attorno a un’idea di comunità e di futuro. Su questo fummo chiari dal principio: la nostra stella polare sarebbe stata la luce riformista che in questo Paese brilla pochissimo. Per arrivare alla stampa serviva però una gigantesca organizzazione e soprattutto una certa quantità di mezzi finanziari. Fummo bravissimi io e il vicedirettore Marco Castoro ad approntare una prima redazione d’emergenza, con i tavoli comprati all’Ikea e il lampadario che stava appeso con lo scotch.

Poi convinsi non so ancora come un amico imprenditore, Vincenzo Zappalà, a darmi i primi soldi necessari per partire. In realtà oggi lo so come ho fatto: mi voleva bene come me ne vuole ancora. Un amico fornitore, Paolo Pitzorno, ci diede i computer, uno dei maggiori stampatori d’Italia, Mario Farina, volle acquistare il due per cento della società editrice, che l’anno dopo portò al quattro. Mio fratello Sergio, altri importanti imprenditori come Sergio Schisani e Paolo Milone misero un chip. E il 12 marzo si andò in stampa. Il nostro responsabile della distribuzione, un eterno ragazzo che smistava giornali per l’Italia da quando aveva 14 anni, Fabrizio Granatelli, ci portò nelle edicole di Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, L’Aquila, Napoli e altre grandi città ancora oltre Roma, dove avevamo la sede centrale, data in comodato da una imprenditrice illuminata, Myra Bonifazi.

Una seconda redazione stava invece a Sesto San Giovanni, in un incubatore di start up innovative sostenuto dalla Provincia di Milano. “Cosa c’è di innovativo in un giornale che apparentemente è tradizionale?” ci chiedevano tutti. Molto spiegavamo, e aver superato finora la tempesta dell’editoria lo ha dimostrato. Molto internet e social e poca carta è stato il primo colpo vincente, perché la stampa sarà pure il passato e lo smartphone il futuro, ma noi viviamo nel presente e avere un’edizione cartacea con un costo contingentato ci ha fatto entrare nelle rassegne stampa tv, istituzionali e del mondo produttivo.

Per farci conoscere abbiamo distribuito il giornale gratuitamente per due anni in 650 farmacie del Lazio, grazie a una lungimirante collaborazione dei dirigenti regionali di Federfarma dell’epoca, con in testa il dottor Franco Caprino. A lui va la mia riconoscenza, ma anche quella di diecimila persone che entravano tutti i giorni nelle farmacie a ritirare il loro giornale. Un po’ la stessa cosa che oggi facciamo con una piccola rete di farmacie e di tabaccai di Roma, coinvolti dalla loro Federazione nazionale, con il presidente Giovanni Risso e il direttore generale Stefano Bartoli che si prodigano per attrarre clienti negli esercizi commerciali associati. Tutto questo però non bastava a coprire le spese e gli stipendi. I primi anni perciò sono stati durissimi, e ciò nonostante siamo riusciti a coinvolgere collaboratori prestigiosi, come Maria Giovanna Maglie, Peppino Calderola, Isabella Rauti, Aldo Forbice, Monica Setta, Paolo Di Mizio, il fotografo dei vip Marco Nardo e altri ancora, che hanno bilanciato l’età mediamente molto giovane della redazione.

Coerentemente alla nostra linea riformista, i primi mesi abbiamo seguito con speranza l’affermarsi di Matteo Renzi alla segreteria del Pd e alla guida del Governo, ma ben presto ne abbiamo percepito l’intenzione di non andare fino in fondo, mentre veniva occupato ogni strapuntino di potere nel Paese. Perciò abbiamo lasciato perdere e iniziato a seguire un po’ più da vicino altre esperienze, a cominciare dall’evoluzione politica dei 5 Stelle, oggi che piaccia o no la forza politica con il progetto di cambiamento più radicale del nostro stesso modo di vivere e pensare a un futuro sostenibile e attento all’equità sociale.

Le cose però continuavano a non andare bene e abbiamo dovuto limitare la distribuzione nelle edicole di Roma e di poche altre città, anche perché parallelamente alle forti critiche al Governo Renzi siamo quasi spariti da tutti i canali televisivi. Un silenzio che ci ha procurato grande amarezza e ci ha danneggiato, ma che non ci ha fatto recedere di un passo dalle nostre convinzioni e dal realizzare centinaia di inchieste e di articoli che hanno lasciato il segno nei Palazzi.

Il caposervizio Stefano Sansonetti ha procurato un’epidemia di mal di pancia, così come il resto della redazione dove dovrei usare troppo spazio per ringraziare tutti. Mi limiterò perciò ad alcuni che hanno fortemente contributo, a partire da Clemente Pistilli, Vittorio Pezzuto, Angelo Perfetti, Giorgio Velardi, Stefano Iannaccone, Paola Alagia, Fabrizio D’Ernesto, Mirella MolinaroAntonello Di Lella e davvero tanti altri. In questi sei anni La Notizia è stata una fucina di idee, creatività, bellissimo giornalismo. Ovviamente abbiamo trovato sulla nostra strada anche piccoli opportunisti, ma come si dice: il tempo mette ogni re nel suo trono e ogni clown nel suo circo.

Noi, giorno dopo giorno siamo andati avanti e oggi questo quotidiano ha una solida squadra, con il caporedattore Antonio Pitoni e la vice capo servizio Monica Tagliapietra punti di riferimento per tutti, Carmine Gazzanni che è diventato professionista qui dentro e già scrive libri di successo, Fabrizio Colarieti e Caris Vanghetti che tirano fuori notizie a ripetizione, Davide Manlio Ruffolo che sono certo diventerà una grande firma di giudiziaria, la fantasiosa Stefania Cozzoli che presidia il reparto grafico, il visionario Carlo Melis che sovrintende insieme a Marcello Minardi la piattaforma web. Tutti coordinati, me compreso, da una abilissima segretaria di redazione, Raffaella Guadagno, e dalla nostra responsabile amministrativa Giovanna Di Lellio, lo studio di consulenza del lavoro di Matteo Sanfilippo, in stretto contatto con la concessionaria della pubblicità Ready To, dove lavorano Arianna Spallone e Cristina Panzironi.

Persone, insomma, senza le quali questo prodotto non esisterebbe, e che devono insieme a me un grandissimo grazie a tutti voi lettori, a chi ci sostiene con la pubblicità e a chi ci aiuta a crescere, dal direttore tecnico della tipografia Litosud, Nedo Antonietti con il futuro già presente della stessa società, Marco e Gianluca Farina, ai dirigenti delle nostre società di distribuzione “La Romana” e “Servizi Diffusionali”, all’Agenzia fotografica Imagoeconomica, alla società Miles 33 che cura lo sfogliatore su App e computer, agli avvocati Luca e Giuseppe Pedullà, Gianluigi Gaeta e Anna Sistopaoli e Francesco Sacco dello studio di Grazia Volo, agli edicolanti che ci espongono, ai giornalisti e alle tv che ci invitano permettendoci di dare visibilità a tutto questo lavoro.

Mi scuso a questo punto con tutte le altre persone che hanno fatto molto per noi, ma a mancare è lo spazio e non la memoria. Grazie a tutti e approfitto di questa edizione del giornale, così carica anche di pubblicità – che ci aiuta a guardare avanti con ottimismo – per rinnovare l’impegno con tutti voi che ci acquistate a raccontare la realtà sempre con lo stesso entusiasmo del primo giorno.