Atac, Ama e Acea offrono servizi da piangere. Ma finanziano l’Opus Dei. E poi ci si meraviglia se vince la Raggi

di Stefano Sansonetti
Primo piano

Ma che ci fanno tre società controllate dal Comune di Roma in un consorzio legato all’Opus Dei? Tanto più che nel composito mondo degli enti locali italiani il Campidoglio è l’unico ad aver piazzato così tante partecipate. E soprattutto: se la pentastellata Virginia Raggi diventerà sindaco di Roma che fine faranno questi legami? Eh sì, perché non è una novità che nel programma della grillina ci sia una profonda rivisitazione dei rapporti economici oggi esistenti tra Comune e tutto ciò che gira intorno al Vaticano. Rapporti che secondo i grillini penalizzano le casse della Capitale. Un caso a suo modo curioso è quello del Consorzio Elis, in pratica una società consortile che si occupa di formazione a 360 gradi (senza scopo di lucro, si affretta a precisare il sito internet).

I DETTAGLI – Sebbene entità giuridica distinta, è comunque legata all’omonimo centro Elis da sempre gravitante nell’orbita dell’Opus Dei (sul sito c’è scritto chiaramente che è nato su ispirazione di Josemarìa Escrivà de Balaguer, fondatore della prelatura). Ebbene, si dà il caso che oggi Acea, Ama e Atac, ovvero le tre più importanti società partecipate/controllate dal Comune di Roma, siano tra i soci consorziati di Elis. Per carità, non sono le sole società a partecipazione pubblica a rientrare in questa categoria. Ci sono, per dire, anche Trenitalia, Eni, Enel e Poste. Più tutta una serie di soci privati che vanno dal colosso del gioco d’azzardo Gtech (l’ex Lottomatica) alla Birra Peroni, passando per i grandi operatori telefonici Tim, Wind e chi più ne ha più ne metta. In tutto Elis ha 67 gruppi consorziati, di cui 38 nella veste di soci. Il Comune di Roma, però, rappresenta un unicum, dal momento che è il solo a esprimere nella compagine Elis società partecipate, per di più le tre più importanti. A che serve questa presenza, a maggior ragione se si considera che il Comune ha un bilancio a dir poco claudicante, l’Atac è ancora un colabrodo e l’Ama solo da qualche anno sta provando disperatamente a riemergere dalle sabbie mobili? A leggere quello che è riportato sul sito, il Consorzio Elis “realizza per conto dei consorziati progetti di formazione”. Gli stessi gruppi consorziati “sono fruitori privilegiati delle iniziative formative”. E qui veniamo alle modalità di finanziamento del Consorzio. I canali di alimentazione economica sono principalmente tre: i contributi consortili, ossia 18.500 euro per azienda; altri contributi pubblici; contributi dei fruitori dei servizi consortili. Dall’ultima relazione disponibile sul sito del Consorzio, relativa all’attività ottobre 2013 – settembre 2014, si apprende che i ricavi ammontano a 7,8 milioni di euro. Con la precisazione che, essendo Elis una società non profit, qualsiasi tipo di ricavo viene subito trasformato in costo, cioè utilizzato per corrispondenti attività formative.

IL NODO – Tenute in debito conto queste precisazioni di Elis, però, fa riflettere la constatazione di quali e quante aziende pubbliche e private nel corso degli anni abbiano deciso di consorziarsi alla struttura legata all’Opus Dei. Un legame che, in un modo o nell’altro, comporta comunque un esborso di denaro da parte delle stesse società aderenti. E questo magari, con i tempi che corrono, può porre qualche interrogativo di opportunità per quelle società pubbliche più in affanno di altre. Ma con l’Opus Dei di mezzo, si sa, forse è difficile dire di no.

Twitter: @SSansonetti