Paghiamo consulenti internazionali pure per farci gestire i soldi per gli immigrati. Così Alfano stacca un assegno a Ernst&Young

di Stefano Sansonetti

Chissà se qualcuno, nel caso si dovessero riscontrare problemi gestionali, avrà mai il coraggio di puntare l’indice contro Ernst&Young. Del resto, come emerge chiaramente in questi giorni di rinnovato allarme, il tema dei flussi migratori continuerà a essere molto scivoloso per il Governo, in particolare per il ministero dell’interno guidato da Angelino Alfano. In pochi, però, sanno che buona parte della responsabilità nella gestione dei fondi comunitari dedicati all’immigrazione ricade proprio su Ernst&Young. Si dà infatti il caso che pochi giorni fa il Viminale, in particolare il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, abbia assegnato un bell’appalto da 8,7 milioni di euro proprio al colosso internazionale della consulenza per il “supporto alla governance e alla gestione del Fondo asilo, immigrazione, integrazione 2014-2020”.

IL DETTAGLIO
Questo fondo, il cui acronimo è Fami, è il nuovo strumento in cui nel 2014 l’Unione europea ha fatto confluire tutte le risorse per far fronte al problema dell’immigrazione, fino a quel momento polverizzate in più fondi. Tanto per dare un’idea delle risorse di pertinenza dell’Italia, basti sapere che nell’agosto del 2015 la Commissione Ue ha approvato il Programma italiano Fami 2014-2020 che prevede uno stanziamento comunitario di 315,3 milioni e un pari stanziamento da parte del ministero dell’economia. Il tutto, quindi, per un totale di 630 milioni di euro. Dopodiché, sulla base della parziale ripartizione del piano finanziario del Fami effettuata dall’Italia, 122,1 milioni sono stati destinati all’asilo, 126 milioni al settore dell’integrazione/immigrazione legale e 43,7 milioni al rimpatrio. Infine, all’interno di queste risorse, 63 milioni sono stati recentemente trovati per finanziare iniziative territoriali. Ad ogno modo tutto questo è il Fami, per la cui gestione ora il Viminale ha deciso di affidarsi a Ernst&Young.

LO SCHEMA
La multinazionale della consulenza dovrà effettuare attività che riguardano tutti i passaggi nella gestione del Fondo: supporto nell’attuazione dei piani di gestione dei flussi migratori, supporto nella revisione del Programma nazionale di gestione dei flussi, supporto al Viminale nei rapporti con la Commissione Ue e i soggetti istituzionali nazionali e comunitari a vario titolo coinvolti nella gestione del piano. Insomma, di fatto siamo “costretti” a sganciare 8,7 milioni di euro, prelevati dallo stesso Fondo, per farci aiutare dalla solita società di consulenza a gestire risorse per far fronte all’immigrazione. Attività per quale, poi, magari saremo criticati in Europa. Che le società di consulenza abbiano in mano la vera gestione dei fondi Ue destinati all’Italia, del resto, è confermato anche dal recente bando Consip da 620 milioni “per l’erogazione di supporto specialistico e assistenza tecnica” alle amministrazioni titolari di programmi di sviluppo “cofinanziati dai fondi dell’Ue”. La solita cuccagna per le varie Ernst&Young, Kpmg e PwC.

Twitter: @SSansonetti

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