Per i giornaloni è alla frutta. Ma sul Governo sognano. Sulla stampa abbondano gli scenari senza ritorno. Un auspicio smentito dai primi gesti di distensione

di Gaetano Pedullà
Editoriale

Il racconto è sempre lo stesso, sostenuto da retroscena giornalistici senza riscontro, e da quella convinzione che è difficile non farsi quando si sente ripetere le stesse cose all’infinito. Il Governo gialloverde è agli sgoccioli e dopo le europee ci sarà il rompete le righe, Di Maio e Salvini non si parlano, la Lega non perdona i Cinque Stelle per aver fatto cacciare Siri e i Cinque Stelle non perdonano la Lega perché non caccia i suoi esponenti più ingombranti, come il sindaco di Legnano appena arrestato per tangenti.

Pugni in faccia che non si usano tra i componenti di una stessa maggioranza, ma che diventano inevitabili quando i leader parlano ai propri elettori a pochi giorni dalle urne. Passato il 26 maggio, giorno dei seggi, l’unica cosa certa è che arriva il 27, e i giornali non ci raccontano che smaltita la febbre elettorale né il Movimento né il Carroccio vorranno buttare via gran parte del lavoro fatto in un anno, e a meno di un risultato oggi imprevedibile nessuno avrà convenienza a staccare la spina.

Certo, quello tra 5S e Lega non è un matrimonio d’amore, anzi non è proprio un matrimonio ma un contratto, però gli obiettivi fissati alla nascita dell’Esecutivo sono ancora in buona parte da raggiungere. Per questo, al di là di quanto si siano avvelenati i pozzi in parallelo con le tornate regionali e adesso le Europee, i leader politici torneranno a dialogare, come d’altra parte si è già ricominciato a fare nei gruppi parlamentari, ben raccontato ieri da La Notizia che ha messo in evidenza come nessuno l’intesa sui fondi destinati alle famiglie, o come rivela la viceministra M5S Laura Castelli “nell’abitacolo” del direttore del Tempo, Franco Bechis, affermando che “con la Lega si lavora bene”.

La tifoseria vastissima sulla stampa si schianta così con le reali intenzioni degli italiani, che infatti non comprano i giornali e invece continuano a manifestare un alto gradimento per il premier Conte e i suoi. Un gradimento evidente, e molto più responsabile di chi spara sui gialloverdi perché lo spread è alto, mentre sorvola sul fatto che se cadesse il Governo lo stesso spread sarebbe esposto senza difese alla speculazione dei mercati. Eppure la musica suona con una nota sola, con l’eccezione di pochi, come questo giornale, che non avendo interessi da difendere se non quello di non raccontare frottole ai lettori, spiega in quasi assoluta solitudine che per il funerale del Governo c’è ancora da aspettare. E d’altra parte, da quando l’Esecutivo è in carica abbiamo già assistito a una sfilza di marce funebri, tutte rivelatesi una bufala e per paradosso l’elisir di lunga vita per il presunto moribondo.

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