Prima fa causa al Tesoro, poi ci conclude affari con ricchi appalti. Le mille parti in commedia di Piazzi, super finanziatore del Pd

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Fa causa al Ministero dell’economia, ma poi ci conclude grandi affari nel poliedrico mondo dei maxi appalti Consip. E’ soltanto uno dei paradossi al centro dei quali si trova Alessandro Piazzi, un tempo docente di filosofia, oggi amministratore delegato di una delle società energetiche “regine” di appalti pubblici: la toscana Estra. La traiettoria di Piazzi è come minimo curiosa e molto legata alla città di Siena. Dal 2009 al 2013, per dire, ha fatto parte della deputazione amministratrice della Fondazione Mps, che allora vantava un bel pacchetto di azioni nella banca senese. E quando si parla di Siena e Monte dei Paschi si ricade, come per magia, nel perimetro del Partito democratico. Basta fare una rapida rassegna stampa per constatare che Piazzi è stato uno dei più lauti finanziatori del Pd locale, sostenuto a più riprese e con importi diversi. Il suo nome, adesso, riemerge in un passaggio del libro “Il Pacco”, scritto dal giornalista Sergio Rizzo su questi anni non proprio felici di storia bancaria italiana. Nel testo, in particolare, si segnala come Piazzi, da ex amministratore della Fondazione Mps, qualche anno fa abbia fatto causa al Tesoro contestandogli la mancata vigilanza sui pirotecnici aumenti di capitale di Mps, che poi hanno finito per stritolare la fondazione allora azionista (la legge, infatti, prevede che via XX Settembre svolga funzioni di vigilanza sulle fondazioni bancarie).

IL DETTAGLIO. La chiamata in causa del Tesoro è una particolarità, se si considera che nel mare magnum delle iniziative legali della Fondazione i bersagli, in genere, sono vecchi componenti dello stesso ente, banche d’affari e consulenti vari. Il tutto per un valore dei contenziosi che ha oltrepassato i 3 miliardi di euro. La Notizia, però, è in grado di aggiungere un dettaglio. Si dà infatti il caso che Piazzi, complici i suoi legami geografici e politici con la Toscana, sia da tempo immemorabile amministratore delegato dell’azienda energetica Estra. La società fa capo a tutta una serie di ex municipalizzate toscane: la Consiag di Prato (39,5%), la Intesa di Siena (25,14%) e la Coingas di Arezzo (25,14%). Dietro queste società, risalendo la catena di controllo, ci sono ben 97 comuni delle province di Firenze, Arezzo, Grosseto, Pistoia, Siena e Prato. Ma soprattutto Estra negli ultimi anni è diventata una delle “regine” dei maxiappalti Consip, ossia la centrale acquisti controllata dal ministero dell’economia. L’ultimo colpaccio si è perfezionato lo scorso 30 gennaio, quando la società toscana si è aggiudicata le fette più succulente di una super commessa da 344 milioni per la fornitura di gas naturale alle pubbliche amministrazioni: parliamo di 4 lotti (da 190 milioni) sui 7 complessivi, con Estra che è riuscita a prevalere su concorrenti come Enel, Edison e A2A, tutti rimasti a bocca asciutta.

I RUOLI. Insomma, alla fine della fiera Piazzi fa causa al Tesoro in qualità di ex amministratore della Fondazione Mps, ma poi fa soldi grazie agli appalti Consip, controllata dallo stesso Tesoro. Ma non è certo l’unica curiosità. Con l’iniziativa legale svelata da Rizzo, Piazzi di fatto si trova ad agire contro il dicastero oggi incarnato da Pier Carlo Padoan, il ministro candidato a Siena proprio da quel Pd lautamente finanziato da Piazzi. Infine un’ultima coincidenza. L’attuale presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich, anni fa ha annunciato un’azione di responsabilità nei confronti dei componenti della deputazione amministratrice della Fondazione in carica nel 2008 e nel 2011, anni delle operazioni più contestate. In quella del 2011, come detto, c’era pure Piazzi. Che anche stavolta si trova a recitare due parti in commedia: fa causa al Tesoro come ex amministratore della Fondazione Mps, ma proprio come ex amministratore è stato messo nel mirino dai nuovi vertici.

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