Produttività, l’Italia perde punti preziosi. Paghiamo la scarsa attitudine ad investire in ricerca e la poca disponibilità di capitale delle imprese

L’Istat ha recentemente certificato che il costo del lavoro in Italia è in linea con la media europea. Dal 2007 stiamo assistendo a una compressione dei salari reali che, in linea teorica, potrebbe rendere le nostre imprese più competitive sui mercati internazionali. Per comprendere se un Paese sia più o meno competitivo, occorre però analizzare il livello non soltanto dei salari reali ma anche quello della produttività. E in Italia questa è sensibilmente diminuita.

LE CAUSE
Le cause sono sia la scarsa attitudine delle nostre imprese e dello Stato a investire in ricerca e sviluppo sia la crescita a un ritmo sempre più basso dello stock di capitale utile alla produzione (un dato che serve a capire se le imprese continuano a investire nell’impresa). Significa che senza innovazione non si possono fare passi avanti nella produttività, ma anche che senza investimenti non avremo mai alcuna innovazione. Lo dimostra una ricerca realizzata dal Centro studi “ImpresaLavoro” presieduto dall’imprenditore Massimo Blasoni. Analizzando i dati Eurostat, e fatta 100 la produttività reale misurata nel 2010 per addetto nei 28 Pesi dell’Unione, si scopre infatti che da noi questa è scesa da 103 a 98 nel periodo che va dal 2007 alla fine del 2013. Quindi, alla riduzione del 6% del salario intercorsa fra il 2007 e il 2013 si è accompagnata una riduzione della produttività per addetto del 4,85%. Il trend del calo della produttività ci accomuna a Grecia e Finlandia (entrambe a 99), Malta (98) e Lussemburgo (97). Tutti gli altri Paesi europei hanno invece registrato nello stesso periodo un incremento significativo di questo fattore, e tra questi i nostri competitor: Spagna (105), Irlanda e Portogallo (a 103).