Roma, un Natale da porci

di Marco Castoro
Roma

di Marco Castoro

Per il Natale 2013 da trascorrere nella città eterna il Campidoglio ha coniato uno slogan ad hoc: “Quest’anno le feste girano tra la gente”, per pubblicizzare gli eventi organizzati dal Comune in centro storico e nei municipi. A cominciare dal concerto al Circo Massimo e dai Fori Imperiali animati . Un grande sforzo organizzativo per la giunta Marino. Purtroppo però, ai romani e ai turisti in questi giorni a girare non erano le feste, ma le scatole. Non quelle dei regali ma quelle assai più fragili che si rompono quando ci si trova davanti a situazioni vergognose, paradossali, come quella di vedersi la metropolitana della Capitale chiusa nel giorno di Natale, con tanti turisti rimasti a piedi. Con lo sbigottimento di tutti coloro che nel 2013 si trovano ancora davanti a rigurgiti di Medioevo.

Inutile organizzare tutti questi eventi se poi non si riesce neanche a far funzionare il metrò. Senza metropolitana a poco servono la pedonalizzazione dei Fori Imperiali dal 25 dicembre al 6 gennaio (la via è sorvegliata da due telecamere 24 ore su 24), i nuovi autovelox in funzione sulle strade, e l’elenco di divieti e deroghe riconfermate all’interno dell’Anello Ferroviario.

Metrò chiuso per tradizione

All’Atac (l’azienda dei trasporti capitolini) non si scompongono: a Natale la metropolitana resta chiusa, ci sono i bus. È così da sempre. Ma per una capitale europea che proprio in questo periodo diventa una calamita per i turisti (soprattutto per l’evento della prima messa di Natale celebrata da Papa Francesco) è difficile da spiegare. In nessun’altra capitale europea le linee della metropolitana si fermano a Natale. E non hanno il Papa. A Roma si pensa soprattutto a chiudere strade e vie alle auto, si tassano i residenti, si multano gli automobilisti, i ristoratori e i commercianti come non mai, ma di servizi manco a parlarne. Anche con il sindaco Marino, Roma resta la capitale del terzo mondo. Suk a ogni angolo del centro storico, con senegalesi, bengalesi, cingalesi e pakistani che ti vendono di tutto. Dalle borse alle cover dei cellulari. Dai calzini ai fazzoletti di carta.

Ambulanti padroni della città

Per non parlare dell’ondata di venditori ambulanti dello snack. Caldarrostai a ogni angolo. Furgoncini e camion bar che si sono impadroniti della città eterna. Non c’è lo spazio nemmeno per farsi una foto davanti a un monumento senza la presenza di un gazebo o di un’insegna inneggiante ai panini farciti. Pensate che per la concessione dello spazio per una postazione adibita a vendere caldarroste si paga al Comune un affitto di un euro al giorno. Eppure si fanno incassi d’oro. Basta una castagna per ripagarsi del prezzo della concessione. Due pesi, due misure se si pensa alle multe che sono costretti invece a pagare gestori di bar e ristoranti se occupano il marciapiede con una sedia di troppo. E gli automobilisti? Con un euro si parcheggia l’auto per una sola ora. Perché non si fa altrettanto con i venditori di castagne? Ma al Campidoglio servono o no i soldi in cassa?

Quesiti che restano senza risposte. Tanto alla fine pagano sempre i soliti noti. E poi si meravigliano perché girano le scatole…

Cassonetti stracolmi spettacolo per maiali

Un altro spettacolo vergognoso lo stanno dando i cassonetti stracolmi di rifiuti. Spazzatura ammucchiata per strada, l’odore è insopportabile. Addirittura in periferia, a Selva Candida in zona Boccea, sono stati visti dei maiali, forse scappati da qualche casolare vicino, rovistare in mezzo ai rifiuti con tanto di cuccioli al seguito.

È proprio il caso di dire che si è trattato di un Natale da porci.

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