Salvini convocato in Antimafia. Morra non ci vede chiaro. La richiesta di audizione del ministro risale al 7 maggio. Ma soltanto ieri il vicepremier si è reso disponibile

di Antonio Acerbis
Politica

Nella storia degli arresti di ieri sull’affaire eolico, c’è una sola, grande certezza: al di là della posizione di Armando Siri che avrà modo di difendersi dalle accuse, il Movimento cinque stelle ha fatto bene a sgombrare il campo da ogni dubbio sull’integrità del Governo. “La puzza di bruciato si sentiva da lontano”, ha detto non a caso Luigi Di Maio. Ma sull’arresto di Paolo Arata, l’ex deputato di Forza Italia poi diventato consulente della Lega per l’Energia, a pronunciarsi è soprattutto il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, che ha reso noto di essere da tempo in attesa di un’udienza in commissione Antimafia di Matteo Salvini.

“Ho richiesto con lettera ufficiale il 7 maggio la convocazione del ministro dell’Interno Salvini in commissione Antimafia. Lettera ufficiale che è partita solo dopo numerose sollecitazioni informali per fissare una data di audizione già dalla terza settimana d’insediamento della commissione stessa, ovvero a dicembre 2018. Il rispetto istituzionale avrebbe richiesto una veloce risposta alle interlocuzioni informali anche per dare precedenza a chi è preposto con le sue linee guida alla lotta alla mafia”, dice il presidente di Palazzo San Macuto. Spiegando che “la lettera ufficiale è solo l’ultimo passaggio che oggi, anche alla luce dei nuovi arresti in Sicilia, mi vede costretto a renderlo pubblico e ribadire l’urgenza dell’audizione del ministro Salvini”.

Parole poi parzialmente corrette in un successivo intervento del presidente della commissione: “La richiesta di audizione del ministro Salvini rientra nelle normali audizioni che tutti i ministri devono svolgere nelle commissioni parlamentari di riferimento per illustrare le loro linee guida. Non a caso è precedente ai fatti odierni e risalente allo scorso 7 maggio. Questa audizione risulta fondamentale al fine di agevolare i lavori della Commissione”.

BOTTA E RISPOSTA. Ai cronisti che gli chiedevano il responsabile del Viminale ha riposto: “Certo che andrò in commissione Antimafia”. E Salvini dovrà rispondere in Commissione a quanto sta emergendo dalle inchieste, anche alla luce del duro colpo inferto dallo stesso Morra ieri in serata, intervistato a Otto e mezzo: in alcune zone del Sud a forte infiltrazione della criminalità organizzata “pochi anni fa Pd e FI ottenevano percentuali anche superiori a quelle ottenute adesso dalla Lega; è ovvio che le mafie cerchino di stare più vicino possibile a chi governa; è ovvio che la Lega abbia questo pericolo, ma dico a tutti che debbo essere inflessibile. L’istituzione ha il dovere di essere inflessibile”.

Una lettura che trova d’accordo anche Alessandro Di Battista, che torna nell’agone politico con un post in cui attacca gli alleati del Carroccio, definendo la Lega “un partito che non sta rubando a Forza Italia solo voti. Purtroppo gli sta rubando uomini e dinamiche”. Ma ora Salvini avrà modo per chiarire in Commissione Antimafia.