Sanità malata di mazzette in Lombardia. La cupola degli appalti e i silenzi del Pirellone che sapeva già dal 2012

di Carmine Gazzanni
Primo piano

di Carmine Gazzanni

Che quegli appalti in Lombardia fossero particolari, qualcuno già lo sapeva da anni. E, chissà, magari avrebbe potuto fare qualcosa in più per controllare che tutto fosse regolare e senza alcuna “macchia”, come invece sostiene la Procura di Monza. Ieri, infatti, è scoppiata una nuova bufera sul Pirellone e nel settore della sanità lombarda. Al centro delle indagini un “sistematico e spregiudicato […] ricorso all’alterazione e alla contraffazione di documenti anche con l’ausilio dei dipendenti delle società” riferibili a Maria Paola Canegrati, l’imprenditrice considerata a capo dell’associazione a delinquere, numero uno della società “Odontoquality”, gruppo specializzato in servizi e forniture dentistiche, cui finivano tutti gli appalti, confezionati e impacchettati ad hoc secondo l’accusa. Un personaggio di primo piano nell’inchiesta perché si è visto come “abbia fatto della corruzione il principale, se non esclusivo, strumento, per garantirsi l’aggiudicazione delle gare di appalto presso le strutture pubbliche o la gestione di centri odontoiatrici presso strutture convenzionate, usando come grimaldello i politici al suo remunerato servizio”. Un’attività non di poco conto se si pensa che il business attivato sarebbe stato di 400 milioni dal 2004 in poi.

SILENZI PROLUNGATI – Come sappiamo l’inchiesta ha fatto scoppiare l’ennesimo bubbone nella politica lombarda. Eppure qualche avvisaglia che qualcosa non stesse andando per il verso giusto c’era già stato. E molti anni fa. È il 3 aprile 2012 quando l’ex consigliere Idv, Gabriele Sola, rivolge all’allora assessore alla sanità lombarda, Luciano Bresciani (leghista della prima ora, medico storico proprio del senatùr Umberto Bossi), un’interrogazione che, a rileggerla oggi, ha dell’inquietante. Secondo quanto riportato nell’atto, il 14 febbraio 2011 l’Azienda Ospedaliera “Bolognini” di Bergamo indiceva una gara per “l’affidamento in global service del servizio ambulatoriale di odontoiatria”. Esattamente come gli appalti che oggi è la magistratura a contestare. E, in effetti, quel bando aveva un che di particolare, a cominciare dal costo: ben 27 milioni di euro. Ma non è finita qui. Perché è lo svolgimento della gara a destare dubbi. Per l’affidamento dell’appalto, infatti, giungono due offerte, una della “Wisil Latoor” di Milano e una della “Servicedent srl” di Arcore. Fermiamoci un attimo. Chi c’è dietro quest’ultima società? Ma, ovviamente, la “Odontoquality”. Ergo: proprio la Carugati. Ma c’è dell’altro: a marzo, infatti, la commissione di gara decide di escludere la “Wisil”. Insomma, resta soltanto la Servicedent srl per una torta da ben 27 milioni. Un iter, quello seguito, che già allora destava, come denuncia Sola, “non poche preoccupazioni”. Ma non per l’allora giunta di Roberto Formigoni per cui tutto era in regola. “Al contrario – rispose allora Bresciani – le prestazioni rese all’aggiudicatario […] con proprio personale non sono in alcun modo riferibili all’Azienda”. Insomma, nell’andamento della gara l’Azienda non c’entrava nulla. Sarà pur vero. Forse però un’indagine più approfondita avrebbe evitato il patatrac. Ma il giro di affari è ancora più vasto. Per dire: all’ospedale di Vimercate a gestire i servizi era proprio la “Wisil”, in un’Ati con la “Elledent”. Quest’ultima, insieme proprio alla “Servicedent”, appartiene alla “Odontoquality”. Ancora, cioè, alla signora degli appalti.

Tw: @CarmineGazzanni