Scelta di grande generosità. A Di Maio il massimo rispetto. Parla il senatore e neo facilitatore M5S, Cioffi: “Il confronto interno è normale, serve a costruire”

di Antonio Pitoni
L'intervista

Il passo indietro di Di Maio? “Un atto di generosità verso il Movimento”. Non ha dubbi il senatore e neo facilitatore M5S, Andrea Cioffi. Che ora guarda al futuro: “Qualsiasi contributo costruttivo è non solo utile, ma necessario per la nostra discussione. Gli stati generali sono stati pensati per questo”.

Come giudica la decisione di Di Maio di lasciare la guida del Movimento Cinque Stelle? Una scelta obbligata per tamponare i malumori e le defezioni dei parlamentari?
“Una scelta che merita il massimo rispetto, un atto di generosità verso il Movimento 5 Stelle a conclusione di un primo percorso di riorganizzazione che ha visto nascere il Team del futuro e le squadre dei facilitatori, di cui faccio parte anche io. Abbiamo davanti a noi gli stati generali, dobbiamo discutere di tante cose, di come strutturare il nostro Movimento che cambia, cresce, evolve. Ma anche e soprattutto di cosa vogliamo fare per l’Italia. Abbiamo raggiunto risultati incredibili in pochi mesi di governo. L’Italia saprà apprezzarli nei prossimi mesi e anni, adesso dobbiamo individuare la nuova agenda guardando al 2030”.

Ma perché proprio ora a pochi giorni dalle Regionali in Emilia e Calabria? Visti i sondaggi, qualcuno la considera una fuga per non mettere la faccia sul risultato elettorale che per il Movimento si preannuncia tutt’altro che positivo…
“Luigi in queste ore è impegnato a sostegno dei nostri candidati alle Regionali, su quei territori. La faccia ce la sta mettendo, come sempre”.

Nel suo discorso di commiato, Di Maio ha puntato il dito contro i “traditori” interni ma senza fare nomi. Con chi ce l’aveva?
“Inutile focalizzarsi sui nomi. Le persone leali alle idee che ci hanno portato in Parlamento e sulle quali abbiamo costruito le azioni di governo sono sicuramente la stragrande maggioranza. Stiamo crescendo, stiamo cambiando ed è normale: in pochi anni siamo passati dall’essere piccoli gruppi quasi carbonari, a essere prima forza politica nel Paese. In questo processo è normale anche un confronto interno a volte duro, ma serve costruire. Dobbiamo avere un solo obiettivo: cosa può fare il Movimento per gli italiani nei prossimi anni? Qual è il modo migliore per raggiungere grandi obiettivi?”.

Crede che nell’elenco siano compresi anche i suoi colleghi, Dessì, Di Nicola & Co, che hanno firmato il documento per chiedere una riforma radicale delle regole del Movimento?
“Non mi interessano i nomi e non ha nemmeno senso fare la caccia per individuarli. Qualsiasi contributo costruttivo è non solo utile, ma necessario per la nostra discussione. Gli stati generali sono stati pensati per questo. L’importante è anteporre le idee del Movimento 5 Stelle e l’interesse collettivo a qualsiasi tentazione egoistica. Ho molta stima per i colleghi che lei ha citato e sono sicuro che le loro proposte sono coniugate in ottica costruttiva e non certamente per presentare una mozione in un congresso che non c’è”.

Cosa si aspetta dagli stati generali di marzo? Sarà un confronto aperto a tutte le proposte e con quali regole, a suo avviso, dovrebbero celebrarsi?
“Mi aspetto le idee, le proposte, le soluzioni ai problemi con cui ogni giorno hanno a che fare i cittadini. Abbiamo approvato misure eccellenti e quelle non le toccherà più nessuno. Adesso dobbiamo darci nuovi obiettivi. Le regole d’ingaggio le decideremo insieme nelle prossime settimane. Mi permetta di concludere con le parole che pronunciai nella riunione che facemmo da eletti nel 2013, prima di entrare in Parlamento: ‘dobbiamo demolire il nostro ego per metterlo al servizio dell’Idea complessiva’. Lo penso ancora oggi”.

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