Servitori dello Stato uccisi. Gli eroi non sono tutti uguali. Le vittime del terrorismo hanno più benefici. E ora si prova a cancellare le diseguaglianze

di Clemente Pistilli
Cronaca

Vi sono discriminazioni anche tra le vittime. Un poliziotto rimasto invalido durante il servizio a causa di terroristi o mafiosi ha diritto a risarcimenti e benefici diversi da quelli di un collega che ha subito la stessa sorte per colpa della criminalità comune. E lo stesso accade per i familiari degli agenti uccisi. Una disparità di trattamento a cui ventisei senatori vogliono porre fine, riconoscendo a tutte le cosiddette vittime del dovere gli stessi diritti. Il senatore pentastellato Gianmarco Corbetta (nella foto), insieme a 22 colleghi del Movimento 5 Stelle, a Gelsomina Vono di Italia Viva, a Isabella Rauti di FdI e a Daisy Pirovano della Lega, ha presentato a tal fine un disegno di legge ora approdato a Palazzo Madama.

UNA QUESTIONE ANNOSA. Il tema delle vittime di serie A e di serie B si trascina da tempo senza che sia mai stata trovata una soluzione. Si iniziò a parlare di vittime del dovere, che in base agli ultimi dati elaborati dal Viminale ammontano a 3.776, con il regio decreto del 1921. Inizialmente a tali vittime, con una legge del 1980, vennero affiancate quelle del terrorismo e della criminalità organizzata. Poi però quest’ultime, dal 2004 in poi, hanno ottenuto maggiori tutele e benefici. Nel 2008, per superare una simile discriminazione, venne istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un tavolo tecnico. L’obiettivo era equiparare tutte le vittime, dunque feriti e caduti in servizio, entro il 2010. Ma le diseguaglianze sono rimaste. A partire da quelle relative ai benefici di carattere pensionistico-previdenziale, sul riadeguamento del vitalizio e sul regime fiscale.

L’IDEA. Una piaga che i 26 senatori vorrebbero sanare con un disegno di legge fatto di soli cinque articoli, cancellando in tal modo “un’illogica sperequazione tra le diverse categorie di vittime, certamente non giustificabile dal punto di vista giuridico, costituzionale ed etico, ma che anzi menoma la dignità della persona e di conseguenza anche quella delle stesse vittime, che per il Paese e i principi costituzionali in cui esso si riconosce hanno sacrificato la loro vita”. Gli autori del disegno di legge intendono estendere i benefici previsti per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata anche agli appartenenti alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco o ai magistrati che sono rimasti invalidi o hanno perso la vita nelle altre attività di contrasto al crimine o di soccorso pubblico.

LA NORMA. I 26 senatori evidenziano del resto il paradosso che il giudice o il militare reso invalido da un criminale non possa ottenere l’incremento della pensione come previsto per i colleghi che hanno subito la stessa sorte per mano però dei terroristi. Un provvedimento animato da una “logica garantistica sotto il profilo costituzionale, quale vero e proprio atto doveroso di giustizia sociale per quanti hanno subito conseguenze drammatiche in nome e per il bene del Paese”. Il disegno di legge è articolato appunto in cinque articoli. Il primo prevede l’estensione alle vittime del dovere delle nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle “stragi di tale matrice”. Il secondo punta a introdurre una Giornata nazionale in memoria delle stesse vittime del dovere, per commemorare anche formalmente gli appartenenti alle forze dell’ordine o alla magistratura deceduti nell’adempimento del loro lavoro. Previste infine l’estensione del conferimento onorario e la consegna della medaglia d’oro prevista per le vittime del terrorismo anche alle vittime del dovere. Una norma che una volta applicata dovrebbe costare 60 milioni l’anno, da recuperare riducendo il Fondo unico giustizia.

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