Giardinieri di Roma imboscati mentre gli alberi cadono. Nove addetti beccati a spasso in orario di lavoro: uno a turno timbrava il cartellino per tutti

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

A quanto pare all’ufficio Giardini del VII Municipio la voglia di lavorare non doveva essere molta. Almeno quella di farlo per conto della propria azienda. Del resto timbrato il cartellino, la paga era blindata e così qualcuno ha pensato bene di arrotondare, per giunta usando mezzi dell’azienda, per svolgere un secondo lavoro. È questa la triste conclusione che se ne ricava dall’indagine che ieri ha portato il gip di Roma a emettere l’interdizione dal lavoro, per 12 mesi, nei confronti di 9 dipendenti del servizio giardini. Proprio loro sono accusati, a seconda delle posizioni, di truffa all’Ente pubblico per falsa attestazione di presenza e quindi mancata erogazione della prestazione lavorativa, peculato d’uso per impiego in attività private e utilizzo di mezzi e apparecchiature di servizio per finalità personali. Uno scandalo, l’ennesimo che coinvolge la Capitale, che potrebbe presto allargarsi perché il pubblico ministero Mario Palazzi avrebbe nel mirino altre decine di dipendenti anche di altri Municipi.

MEGLIO CHE LAVORARE. Mentre gli alberi crollavano a terra alla prima folata di vento, abbattendosi su automobili e persone, gli addetti alla manutenzione del verde pubblico timbravano il cartellino e dopo pochi minuti se la davano a gambe. Almeno quelli che avevano fatto lo sforzo di andare a lavoro perché, come nella peggiore commedia trash, c’era perfino chi si faceva carico di timbrare per tutti gli assenti. Poi via di corsa a fare shopping, fare colazione al bar di zona, prendere i bambini a scuola o tornare a casa e magari riprendere a riposare. Il tutto mentre c’era addirittura chi, in barba alle più elementari norme del buon senso, osava ancora di più e, salito a bordo del mezzo fornito dall’amministrazione, anziché provvedere alla manutenzione delle aree verdi e degli alberi di propria competenza, andava ad occuparsi, ovviamente ben retribuito, del giardino di qualche privato.

IL VERDE ABBANDONATO. Insomma nell’ufficio Giardini del VII Municipio ogni attività, rigorosamente personale, era diventata la normalità mentre la cosa davvero straordinaria era darsi da fare e guadagnare la pagnotta. Così l’incuria del verde pubblico negli ultimi tempi aveva raggiunto livelli da film dell’orrore, con parchi inondati di monnezza e diventati giungle, alberi pronti a cadere in testa, la propaganda martellante addossava ogni male sulla sindaca grillina. Peccato che le cose non stessero del tutto così come emerge, senza alcun dubbio, dall’inchiesta del pm Palazzi. E così, a due giorni dall’assunzione dei nuovi giardinieri del Campidoglio, Virginia Raggi ha dovuto ingoiare l’ennesimo boccone amaro. Ma anziché arrendersi, la prima cittadina ha trovato la forza per reagire: “Si tratta di mele marce che allontaneremo. Uno schiaffo ai cittadini e al Servizio Giardini che stiamo cercando di risollevare dal baratro in cui era sprofondato. Ma voglio lanciare un appello ai dipendenti onesti: segnalate le mele marce perché dell’omertà si nutrono l’illegalità e le mafie”.

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