Settemila lupi solitari minacciano l’Occidente. L’eredità del Daesh. Report del King’s College di Londra. Dati critici in Inghilterra e Germania

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Daesh è stato sconfitto. L’Isis è solo un lontano ricordo. E, forse, è proprio partendo da quest’idea che possiamo comprendere i nuovi attentati di cui l’Europa è drammaticamente protagonista. Solo pochi mesi fa l’International Centre for the Study of Radicalisation (Icsr), l’osservatorio sul fenomeno fondamentalista della King’s College di Londra, ha realizzato un report che, a rileggerlo oggi dopo i fatti di Srtrasburgo, lascia senza parole. Eloquente il titolo del dossier: “Da Daesh alla diaspora”. Quello che si sarebbe verificato dopo la sconfitta dell’Isis in Siria e Iraq è proprio una diaspora. I numeri forniti dall’Icsr sono a dir poco inquietanti. Partiamo da un dato: nel corso degli anni si sono affiliati all’Isis ben 41.490 cittadini provenienti da 80 Paesi in tutto il mondo. Di questi 4.761 sono donne, ben 4.640 bambini. Ma, precisa l’osservatorio, la cifra è senz’altro sottostimata vista la “grave mancanza di dati per molti Paesi”.

La domanda, però, resta: che fine hanno fatto i tanti affiliati che hanno aderito all’Isis e che addirittura di erano trasferiti in Siria o in Iraq? Ed ecco il secondo dato fornito dal dettagliato studio: sarebbero ben 7.366 le persone che sono tornate nei loro Paesi d’origine (il 20%) o che “sembrano essere in procinto di rimpatriare”. Insomma, ci sarebbero più di 7mila persone che, potenzialmente, sarebbero pronti a colpire al di fuori dell’ex Stato islamico in Siria e in Iraq.

Prendiamo proprio la Francia. Secondo il dossier gli affiliati partiti per combattere al fianco dei miliziani jihadisti sono 1.910. Di questi 310 sarebbero ora tornati in Francia. Non si sa se tra costoro ci sia anche l’autore dell’attentato di Strasburgo, Cherif Chekatt, ma non si può sottovalutare anche l’opera di radicalizzazione che, a loro volta, i foreign fighters di ritorno hanno svolto.

Per quanto invece riguarda il nostro Paese, il fenomeno – stando perlomeno ai dati dell’Icsr – è molto più contenuto: solo 11 sarebbe tornato in patria dopo aver militato con i terroristi islamici. Da attenzionare anche i numeri che l’osservatorio fornisce sulla Germania: a partire per Siria e Iraq erano stati 960, e ben 303 avrebbero fatto ritorno in terra natìa. Numeri certamente non banali e secondi solo a quelli della stessa Francia.

Ma il dato più preoccupante arriva dall’oltremanica: in Gran Bretagna, dopo la diaspora, ci sarebbero 425 persone tornate da Siria e Iraq e potenzialmente pronte a colpire. Da tenere in conto anche i dati di Belgio (498 partiti, 123 tornati) e di Svezia (311 affiliati e partiti, 150 tornnati in patria). In totale nella sola Europa i terroristi “di ritorno” sono 1.765.

Ma c’è un altro aspetto che emerge dal report e finora mai tenuto in conto. Come detto, 7.366 sono i jihadisti tornati in patria dopo la sconfitta dell’Isis in Siria e Iraq. Di questi solo 256 (4%) dei rimpatriati totali risultano essere donne. Maggiore il numero dei minori: 1.180. Ed è qui che le conclusioni del rapporto accendono una luce su un cono d’ombra inquietante: “donne e minori – si legge nel dossier – sono pronti a svolgere un ruolo significativo nel portare avanti l’ideologia e l’eredità dell’Isis dopo la caduta fisica del suo califfato alla fine del 2017”.

Insomma, dopo lo Stato islamico un ruolo preponderante anche in Europa potrebbe essere svolto anche da donne e bambini. Ed è per questo che i ricercatori dell’Icsr predicano “molta attenzione” dato che “donne e minori affiliati e ispirati dall’Isis hanno già dimostrato la loro importanza come minacce alla sicurezza, con numerosi attacchi sventati e di successo tracciati e realizzati a livello globale”.