Soffrire in Paradiso. C’è chi muore di fame pure alla Camera. I guai degli esterni di Palazzo Valdina: la busta paga è di 471 euro al mese

di Antonio Pitoni
Cronaca

Svolgono funzioni assimilabili a quelle dei commessi. Si occupano anche dell’accoglienza ai convegni. E, all’occorrenza, si fanno carico pure del vecchio servizio di camminatore. Si differenziano dal personale interno della Camera per le divise di colore diverso. Ma, soprattutto, per lo stipendio: appena 471 euro al mese. A tanto ammontano, infatti, le buste paga dei 103 dipendenti della società esterna che si è aggiudicata l’appalto per il “Servizio di supporto operativo presso la sede di Vicolo Valdina”. Dove prestano servizio gli addetti della ditta appaltatrice riassorbiti dalla Milano ’90, la società dell’immobiliarista Sergio Scarpellini, che per anni ha incassato affitti milionari proprio dalla Camera dei deputati grazie ai contratti di locazione, poi dismessi, dei Palazzi Marini.

Cara presidente – Insomma, un plotone di lavoratori impiegati dal primo giugno 2016 in una delle sedi del Parlamento per 15 ore settimanali e uno stipendio “ben al di sotto della soglia di povertà”, scrivono in una lettera indirizzata alla presidente di Montecitorio, Laura Boldrini, per sollecitare un intervento. Stipendi, peraltro, lontani anni luce da quelli del personale interno della Camera. Dove la retribuzione di un assistente parlamentare, stando ai dati pubblicati sul sito di Montecitorio e aggiornati al primo luglio 2016, va dai 34mila 559 euro  lordi del salario di ingresso ai 99mila, sempre lordi, dopo 23 anni di servizio (50mila 545 dopo 10 anni, 89mila 528 dopo 20 anni). “La serenità delle nostre famiglie è seriamente compromessa a causa della precarietà in cui versiamo – si legge nella missiva -. Vediamo colleghi che nel pieno della loro maturità, parliamo di 40-50 anni di età, si vedono costretti a dover lasciare la propria abitazione e rifugiarsi dai propri anziani genitori, molti tra di noi hanno contratto debiti con le banche ed ora, inadempienti perché  nell’impossibilità di pagare le rate del mutuo, devono rinunciare a quello che è un bene primario”. E ancora: “Non possiamo più provvedere alle necessità dei nostri figli, non abbiamo più prospettive per il futuro, e proprio per questo chiediamo solo di avere la possibilità di pervenire al raggiungimento di una stabilità lavorativa che ridoni dignità alle nostre esistenze”, prosegue la lettera.

Ultima chiamata – In realtà una soluzione ci sarebbe. è indicata nell’ordine del giorno presentato da Gianni Melilla (Mdp) e approvato ad agosto. Al fine di integrare e ampliare i servizi esterni – così da aumentare l’orario di lavoro e quindi la retribuzione dei 103 dipendenti di Palazzo Valdina – prevede di “valutare l’opportunità di affidare a soggetti esterni, negli edifici nella disponibilità della Camera diversi da Palazzo Montecitorio e Palazzo del Seminario, le cosiddette attività di servizio ai piani, fermo restando l’attribuzione al personale della Camera del controllo delle predette attività…”. Ordine del giorno rimasto finora inattuato. “Ma abbiamo ottenuto l’impegno che la questione sarà esaminata entro la fine dell’anno dall’Ufficio di presidenza”, spiega a La Notizia uno dei dipendenti.  Dalla Camera dei deputati confermano: “E’ in corso un’istruttoria del collegio dei Questori”. Il tempo stringe, staremo a vedere.

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