Stupratori liberi a Napoli. Così cade la fiducia nei giudici. L’ira di Di Maio contro la scarcerazione: una vergogna. Il vicepremier invoca pene esemplari, ma non basta

di Paolo Vita
Cronaca

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio davanti alla seconda scarcerazione, nel giro di pochi giorni, di un altro dei presunti stupratori della ragazza violentata in un ascensore della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano dismette gli abiti del politico e solleva una questione da cittadino: “È evidente che c’è qualcosa che non va in questo Paese. Chi compie uno stupro, per quanto mi riguarda, deve passare il resto dei suoi giorni in carcere!”. Non si tratta di politica ma di giustizia, il cittadino Di Maio fa una riflessione comune a quella che in questi giorni stanno facendo molti italiani e si chiede come sia possibile che di fronte a quanto è accaduto a una ragazza di 25 anni, un giudice possa decidere di scarcerare due uomini che insieme a un altro, una sera hanno spinto una donna in un ascensore per stuprarla, tutti insieme.

Un orrore già di per sé, a cui si aggiunge l’altro orrore del giudice che decide di rimandare a casa questi animali, incurante del fatto che tale scelta potrebbe far sì che quell’orrore venga inferto a un’altra ragazza per colpa di quegli stessi uomini. Quel giudice non ha, ovviamente, neppure preso in considerazione come potrebbe sentirsi la vittima se dovesse rincontrare uno dei sui aguzzini per strada, visto che mettere qualcuno ai domiciliari non assicura la collettività che costui possa aprire la porta di casa propria per andare a stuprare un’altra ragazza. Il leader di Pomigliano che oggi siede a Palazzo Chigi al fianco del premier Giuseppe Conte, ieri in un lungo post su Facebook, ha scritto: “Ora, non sta a me entrare nel merito della decisione presa, ma permettetemi di dire che è una vergogna che, a poche settimane dalla violenza, due di quei tre delinquenti siano già liberi di andarsene in giro a farsi i cavoli propri”.

Quel ragazzo fatto ministro, non si capacita di come siano possibili cose del genere e dice “Non possiamo nemmeno immaginare come si sia sentita e come si senta ancora oggi la ragazza dopo quel terribile episodio. L’impatto psicologico deve essere stato devastante e chi dovrebbe pagare viene rimesso in libertà? Io una cosa del genere non posso accettarla. Non la accetto da essere umano”. Ecco, la scarcerazione di quegli uomini è un atto inumano nei confronti della vittima e una decisione che fa male alla magistratura a cui spetta l’applicazione delle legge ma anche la sua interpretazione.

Il potere giudiziario ha il compito di giudicare e di salvaguardare la collettività, tanto è vero che la custodia cautelare in carcere è ammessa per evitare la reiterazione del reato. Le motivazioni della decisione di questo giudice non sono ancora note, ma le parole pronunciate dalla vittima – “Se avessi saputo tutto questo non avrei denunciato. Sono stata interrogata per ore dalla polizia, dai magistrati e dagli psicologi. Ho cercato di dare il massimo contributo, e a che è servito? A niente. Pensano che sia colpa mia” – sono una coltellata al senso della giustizia di un intero Paese.

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