Subito misure espansive. O il debito crescerà ancora. Parla Fassina: “Il Pd si è chinato al neoliberismo. Con l’Europa bisogna resistere e andare all’attacco”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Una procedura d’infrazione all’Italia sarebbe assolutamente controproducente perché in una fase di stagnazione una stretta di bilancio determinerebbe un aggravamento delle condizioni dell’economia reale”. Per questa ragione l’onorevole Stefano Fassina, fondatore del movimento politico “Patria e Costituzione”, non ha dubbi sul da farsi: “è arrivato il momento che l’Italia giochi in attacco e resista alle pressioni della Commissione”.

Ha ragione Di Maio, dunque, quando dice che la Commissione non ha imparato dai suoi errori?
Assolutamente sì. Il Fondo Monetario già ai tempi di Olivier Blanchard ha ammesso di aver drammaticamente sottostimato il moltiplicatore. Ci sono importanti istituzioni ed economisti internazionali che raccomandano ora una politica di bilancio espansiva. Il problema però è innanzitutto politico.

In che senso?
Nell’eurozona domina un paradigma che è funzionale agli interessi della finanza e delle imprese esportatrici. La Commissione non fa altro che attuare un impianto funzionale a questi interessi. Il problema, insomma, è di conflitto tra interessi che poi si riverbera in posizioni di politica economica.

A sinistra, però, lei è rimasto l’unico o quasi a pensarla in questo modo. Perché?
La ragione va ritrovata indietro nel tempo, prima del periodo renziano. Già col passaggio simbolico del Lingotto di Veltroni, il Pd, come tutti i partiti della famiglia socialista europea, ha subìto l’egemonia neoliberista e ed è stato attratto dalla rappresentanza degli interessi dei più forti. Oggi i partiti della famiglia socialista rappresentano fasce elettorali che beneficiano dell’attuale impianto e che, ahimè, sono lontani dagli interessi di popolo che la sinistra dovrebbe rappresentare.

La soluzione, dunque, è resistere.
Resistere assolutamente.

La convince la ricetta del Governo?
Bisogna archiviare la favola della flat tax, rinviare l’attuazione delle clausole di salvaguardia e concentrare risorse in deficit per investimenti pubblici in piccole opere in particolare nel Mezzogiorno. Questa è la rotta da seguire, che certamente non convincerebbe la Commissione. Ma, spiegata per bene, non troverebbe un’ostilità insormontabile nei mercati.

In un certo senso, dunque, la procedura è inevitabile?
La procedura è evitabile solo allineandosi a raccomandazioni che sono controproducenti. Spero invece che si resista e si cominci a giocare un po’ all’attacco.

In che modo?
Guardi, ricordo quando nel settembre dello scorso anno l’ex ministro Savona propose un documento a Bruxelles in cui metteva in evidenza che è l’estremismo mercantilista che porta alla deflazione. Ieri i grandi giornali hanno messo in evidenza solo le critiche di Draghi alla manovra italiana, ma lì la vera notizia è che saranno costretti a tornare al Quantitative Easing, perché nonostante i 2.500 miliardi di euro iniettati nell’economia, l’inflazione è ancora all’1%.

A riprova del fallimento delle politiche economiche portate avanti finora.
Esatto. L’Italia deve giocare all’attacco e premere sull’insostenibilità di un’eurozona mercantilista. Questo non vuol dire insultare la Commissione, ma porre le questioni vere, costruendo anche un blocco sociale connesso non ai grandi signori della finanza i cui interessi, legati all’esportazione, non sono toccati da queste regole, ma connesso al 75% dell’economia italiana, che vive invece di domanda interna.

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