Sui vitalizi adesso o mai più. Il Senato pensa al contributo di solidarietà: da Mastella a Bassanini, ecco chi rischia

di Giorgio Velardi
Politica

Da ieri il disegno di legge Richetti sul taglio dei vitalizi non è altro che un lontano ricordo. La conferenza dei capigruppo del Senato ha infatti bocciato la richiesta di Movimento 5 Stelle e Lega di calendarizzare in Aula il provvedimento che porta il nome del deputato Pd di fede renziana, condannandolo così a morte certa e scatenando le ire dei partiti di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Rinviato a oggi pomeriggio, invece, il Consiglio di presidenza che sempre ieri avrebbe dovuto discutere – e approvare – una delibera fotocopia di quella già licenziata dalla Camera a marzo ed entrata in vigore il 1° maggio, che prevede l’istituzione di un contributo di solidarietà triennale sugli assegni degli ex deputati di importo superiore a 70mila euro lordi all’anno.

Lascia o raddoppia – L’intento dell’organismo parlamentare presieduto da Pietro Grasso è quello di chiudere la questione in tempi rapidissimi, quindi presumibilmente già oggi. O almeno così è filtrato ieri dal pre-Consiglio che si è tenuto durante la pausa dei lavori dell’Aula che ha dato il via libera al nuovo Regolamento di Palazzo Madama. Ovvio quindi che molti ex senatori siano già in fibrillazione. Nomi noti e meno noti che rischiano una decurtazione del loro prezioso vitalizio che va dal 10 al 40%. Nell’elenco spicca per esempio il nome di Clemente Mastella. L’ex ministro della Giustizia del Governo Prodi II, oggi sindaco di Benevento, pronto a tornare in campo alle prossime Politiche, rientrerebbe a pieno titolo in questo discorso visto che incassa ogni mese una pensione da 6.939,81 euro netti al mese. Più volte l’interessato è stato chiamato in causa sull’argomento, arrivando a dire che senza vitalizio dovrebbe addirittura chiedere aiuto alla Caritas. Proprio così. La stessa cifra di Mastella la porta a casa anche un’altra vecchia conoscenza dell’Aula della Camera come Franco Bassanini, già presidente della Cassa Depositi e Prestiti. Che, non fa mistero, somma al lauto assegno staccato mensilmente da Montecitorio anche una pensione da 3.225 euro. E che dire di Nicola Mancino? Anche l’ex presidente del Senato non se la passa per niente male: 6.939,81 euro netti al mese anche per lui, e passa la paura.

Tallone d’Achille – Si deve accontentare di 6.583,48 euro netti, invece, Achille Occhetto. Ma la delibera, se verrà approvata, colpirà inesorabilmente anche lui e non solo lui. Già, perché a casa dell’ultimo segretario del Pci il vitalizio (4.581,48 euro netti) lo incassa pure sua moglie, Aureliana Alberici, senatrice dal 1987 al ’96. Tira una brutta aria anche per Emanuele Macaluso e Francesco Rutelli. L’ex direttore de l’Unità, 7 legislature fra Camera e Senato, incassa ogni mese 6.939,81 euro netti, mentre l’ex sindaco di Roma e leader de La Margherita si ferma – si fa per dire – a 6.408,17 euro. Ovviamente sempre netti. Anche Emma Bonino non può stare troppo serena: un taglio aspetta anche il suo assegno da 6.715,85 euro netti al mese.

Twitter: @GiorgioVelardi

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