Sul ritorno di Milanese al Tesoro, e sul suo maxistipendio da 194 mila euro, arriva un’interrogazione parlamentare

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Sul ritorno in pompa magna di Marco Milanese al ministero Tesoro, con tanto di stipendio da 194 mila euro, si accende il faro del parlamento. L’altro ieri alla Camera è arrivata un’interrogazione di Andrea Colletti del Movimento 5 stelle. L’atto chiede conto al ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, del caso sollevato da La Notizia del 2 agosto scorso. Nell’articolo si dava conto di come l’ex deputato del Pdl, condannato a Roma a 8 mesi (pena sospesa) per finanziamento illecito a un singolo parlamentare e rinviato a giudizio a Napoli per associazione a delinquere, corruzione e rivelazione del segreto d ufficio, sia stato ripescato nel corpo docenti della Scuola superiore dell’economia e delle finanze, controllata direttamente dal dicastero di via XX Settembre. Il tutto con uno stipendio da 194 mila euro.
In più nell’articolo si raccontava anche degli stipendi da 300 mila euro percepiti come docenti della Scuola da alcuni mandarini di stato, in primis Vincenzo Fortunato, ex capo di gabinetto del Tesoro, e Marco Pinto, vicecapo di gabinetto dello stesso dicastero. Con la possibilità, per Fortunato, di cumulare questo compenso con quello di presidente Invimit e di liquidatore della Stretto di Messina spa. Ebbene, nell’interrogazione a Saccomanni, di cui adesso si attende la risposta, l’esponente dei 5 Stelle chiede “se il ministro dell’economia sia a conoscenza dell’entità dei compensi erogati ai docenti della Scuola superiore dell’economia e delle finanze e se sia nelle sue intenzioni adottare un provvedimento per ridurre tali emolumenti che appaiono del tutto incoerenti con la situazione economica generale e le necessità di risanamento del bilancio dello stato”. In più l’interrogazione punta a sapere “se sia coerente con la lotta al malaffare e con l’etica pubblica avere all’interno della Scuola di alta specializzazione appartenente allo stesso ministero una persona condannata in primo grado e imputata per molti e gravi reati connessi alla pubblica amministrazione.

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