Tesoro, il ritorno di Milanese. A 194 mila euro l’anno

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Chi pensava che fosse uscito di scena ha sbagliato di grosso. Nonostante le indagini di diverse procure, un rinvio a giudizio e una condanna a 8 mesi (pena sospesa), Marco Milanese è riuscito a tornare dalle parti del ministero dell’economia. Il quale, a quanto sembra, lo ha accolto a braccia aperte, tanto da garantirgli uno stipendio lordo annuo da 194.332 euro. L’ex deputato, già consigliere dell’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti, ha ripreso servizio presso la Scuola superiore dell’economia e delle finanze, direttamente controllata dal ministero di via XX Settembre. Nell’ultimissimo aggiornamento della lista docenti dell’istituto, infatti, il nome di Milanese compare sempre nella categoria dei professori ordinari del ruolo ad esaurimento, ma con accanto l’indicazione del suo ricco compenso. Nella precedente griglia, che dava conto delle retribuzioni a partire dall’aprile del 2012, vicino al nome dell’ex parlamentare non c’era nessuna cifra, ma solo l’espressione “in aspettativa senza assegni per mandato parlamentare”. Insomma, Milanese ritorna a via XX Settembre. E chissà se il ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, e i suoi due uomini di fiducia, ossia il capo della segreteria Francesco Alfonso e il capo di gabinetto Daniele Cabras, sono al corrente della situazione. Anche perché nei mesi scorsi hanno fatto piazza pulita di tutti gli ex collaboratori di Tremonti al Tesoro. Adesso, in qualche modo, si ritrovano in casa l’ex consigliere dell’allora numero uno del dicastero.

In buona compagnia
Naturalmente all’interno della Scuola superiore dell’economia e delle finanze Milanese sarà in buona compagnia. L’ex consigliere di via XX Settembre, rinviato a giudizio a Napoli con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione, rivelazione d’ufficio e condannato dal giudice di Roma a 8 mesi (pena sospesa) per finanziamento illecito a un singolo parlamentare, ritroverà l’ex capo di gabinetto del ministero dell’economia, Vincenzo Fortunato, anche lui da tempo immemorabile professore dell’istituto. Così come ritroverà Marco Pinto, già vicecapo di gabinetto dello stesso ministero. I quali, nel frattempo, hanno visto crescere il loro stipendio di docenti alla Scuola. Nella precedente griglia, tanto per fornire qualche cifra, Fortunato e Pinto erano accreditati di un compenso lordo annuo di 293 mila euro. Nell’ultimissimo aggiornamento, invece, il loro emolumento è stato fissato in 303 mila euro. Come si spiega questo aumento? Semplice, con la recente sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato i tagli agli stipendi pubblici introdotti nel 2010, ovvero una riduzione del 5% sulla parte di stipendio tra i 90 e 150 mila euro e del 10% sulla parte eccedente. Per carità, l’aumento è del tutto legittimo, ma non è certo sacrilego far notare con quale tempismo siano scattati gli adeguamenti. Per Fortunato, tra l’altro, si prospetta un cumulo di stipendi tale da coprire di ridicolo qualsiasi tentativo di mettere tetti agli stipendi dei grand commis di stato. Basti pensare che non è soltanto docente alla Scuola, ma anche liquidatore della Stretto di Messina e presidente di Invimit, la società del Tesoro che dovrebbe valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico.

Paragone americano
Certo è che stipendi come quelli percepiti dai mandarini della Scuola delle finanze non hanno eguali nel mondo accademico. Una recente ricerca sugli emolumenti percepiti nelle quattro più importanti università private americane (Harvard, Mit, Yale, Stanford) dimostra che un professori ordinario percepisce al massimo 178 mila dollari all’anno. Un paragone disarmante. E meno male che tempo qualcuno ha cercato di abolire la Scuola dicendo che era un ente inutile.