Taglio dei parlamentari. Così si restituisce credibilità alla politica. Brescia (M5S): “Dal Pd ci aspettiamo lealtà. Il nuovo Governo può lavorare bene”

GIUSEPPE BRESCIA

C’è, innanzitutto, la riforma “epocale” del taglio dei parlamentari da portare a casa. “Manca un solo voto”. Poi toccherà alla legge elettorale che, assicura il presidente M5S della commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, non sarà “una legge contro qualcuno”. Quanto al Conte 2 le aspettative sono alte: “La classe politica deve tornare ad essere un punto di riferimento credibile per il Paese anche nello stile”.

Ultima lettura del taglio dei parlamentari alla Camera da inserire alla prima data utile in calendario. La riforma è all’ultimo miglio: che tempi prevede e la considera una vittoria del Movimento 5 Stelle?
“Con il Movimento 5 Stelle all’opposizione mai si sarebbe approvata una riforma così epocale. È una chiara vittoria politica e culturale, restituiamo credibilità alla politica che per troppi anni ha promesso senza fare. In commissione serve un solo voto, noi siamo pronti. Attendiamo la decisione dei capigruppo”.

Il programma del Governo giallorosso prevede però anche la riforma della legge elettorale. Si parla di un ritorno al proporzionale: impedirebbe alla Lega di vincere da sola, ma non teme che sacrificherebbe la stabilità favorendo la nascita di ampie coalizioni eterogenee per formare le future maggioranze parlamentari?
“Il sistema elettorale attuale è già prevalentemente proporzionale. Il Pd nel 2017 pensò di inserire la parte maggioritaria per frenarci, ma non ci riuscì. Da lì dobbiamo ripartire, senza fare una legge contro qualcuno, né dedicare gran parte del nostro tempo a un tema che non appassiona nessuno. Se davvero vogliamo rinunciare alla campagna elettorale permanente, qualsiasi legge elettorale dovrà entrare in vigore dal 2023. Se devo parlare di elezioni preferisco discutere di voto elettronico e di come garantire il diritto di voto a milioni di studenti e lavoratori che oggi non votano solo perché vivono lontani dal comune di residenza”.

Le è piaciuto il discorso programmatico di Conte in occasione del dibattito sulla fiducia o qualcosa non l’ha convinta?
“Ho molto apprezzato il suo richiamo al rispetto delle istituzioni, alla cura del lessico, al rispetto della persona. La classe politica deve tornare ad essere un punto di riferimento credibile per il Paese anche nello stile, senza per questo essere meno chiara e incisiva”.

E la squadra di Governo? La considera adeguata e all’altezza del compito che l’attende?
“In tanti faranno bene. Il Pd dovrà lavorare con lealtà. Quanto ai sottosegretari, con gli altri presidenti di commissione M5S abbiamo espresso una sola esigenza: selezionare i nomi tra le figure migliori”.

Conte ha richiamato tutti alla leale collaborazione, ma le prime dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd, come la De Micheli sulle Infrastrutture, Orlando sulla Giustizia e la Bellanova sul trattato di libero scambio con il Canada, hanno messo in evidenza le prime tensioni nella maggioranza. C’è il rischio che i giallorossi finiscano come i gialloverdi?
“Non sono tensioni, ognuno esprime le proprie idee, poi è chiaro che per tutto si dovrà fare sintesi. Dovremo parlare prima tra di noi e poi con la stampa. Se falliamo, abbiamo tutti ben chiaro cosa succede…”.

Ora inizia una partita cruciale a Bruxelles per la flessibilità in vista della prossima Manovra e la modifica del Trattato di Dublino sulle regole dell’accoglienza. Crede ci siano le condizioni affinché l’Italia ottenga condizioni migliori delle attuali?
“L’integrazione europea passa da una nuova gestione dell’immigrazione con politiche di asilo e di rimpatrio gestite dall’Ue. Non possiamo essere lasciati soli e soprattutto non dobbiamo isolarci, come invece preferiva fare qualcuno nel governo scorso alimentando solo problemi e nemici”.

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