Il Tar obbliga i ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione a informare la popolazione sui possibili rischi per la salute derivanti dall’uso di cellulari e cordless

dalla Redazione
Cronaca

I ministeri dell’Ambiente, della Salute, dell’Istruzione dovranno adottare “una campagna informativa, rivolta all’intera popolazione, che ha ad oggetto la individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile (cellulari e cordless) e l’informazione dei rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad uso improprio di tali apparecchi”. E’ quanto ha deciso il Tar del Lazio pronunciandosi parzialmente sul ricorso presentato dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog. I giudici amministrativi hanno motivato che “questa campagna di informazione ed educazione ambientale dovrà essere attuata nel termine di sei mesi dalla notifica del presente atto”.

Il Tar nella sentenza stigmatizzava, inoltre, “l’inerzia serbata dalle Autorità intimate in relazione all’atto di diffida formulato dalla stessa ricorrente del 28 giugno 2017 diretto a promuovere l’adozione di provvedimenti finalizzati all’informazione capillare della popolazione, compresa la fascia dei soggetti più a rischio (bambini, adolescenti) sui rischi a breve e lungo termine per la salute dovuti all’uso dei telefoni mobili e sulle indispensabili misure cautelative da adottare durante il loro utilizzo”.

Parlano di una una sentenza “rivoluzionaria e senza precedenti” gli avvocati Stefano Maria Commodo e Renato Ambrosio, che hanno promosso, per conto dell’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog, il ricorso al su cui si è pronunciato oggi il Tar del Lazio. “E’ stato un percorso di democrazia giudiziaria – aggiungono i due legali – che ha permesso di creare un’interlocuzione tra cittadini e istituzioni. Ora possiamo lasciare un segno e sperare in un utilizzo migliore dei cellulari, soprattutto per i giovani, che li usano molto e sono i più indifesi per configurazione fisica. Non vogliamo andare contro la tecnologia né fare una battaglia di retroguardia – spiegano ancora Commodo e Ambrosio -, ma sollecitare un’industria che rappresenta un’eccellenza a sviluppare la tecnologia nel rispetto della salute delle persone”.

“Allo stato attuale delle conoscenze non emergono evidenze consolidate che ci possano far pensare a un nesso causale tra l’utilizzo dei telefonini e l’insorgere di tumori, ma ci sono altri rischi legati alla salute a all’ambiente”, ha commentato, invece, il responsabile del settore Medicina del lavoro del Servizio di prevenzione e protezione del Cnr, Roberto Moccaldi. “Di studi per capire se i telefonini fanno male se ne fanno tanti, da anni – ha aggiunto Moccaldi – perché l’argomento è di interesse centrale per la salute delle persone. Per quanto riguarda l’induzione a forme di neoplasia, si può dire che su 100 studi 95 sono negativi, escludono cioè il rischio, e 5 hanno fatto emergere qualche positività. Inoltre, le statistiche dicono che negli ultimi anni non è stato riscontrato nessun aumento dei casi di neoplasie della testa, che è il punto più vicino alla fonte di emissione”.

“Un segnale importante e forte” per Laura Masiero, presidente dell’Associazione che ha promosso il ricorso. “Da tempo, e senza ottenere risposte – ha detto ancora -, chiedevamo ai Ministeri di informare la popolazione sui rischi dei dispositivi mobili. Rischi che non possiamo sottovalutare, come dimostrano innumerevoli studi scientifici. Tra i soggetti più a rischio ci sono i bambini, che spesso giocano con il cellulare dei genitori, e i ragazzi, che si addormentano con le cuffie nell’orecchio e hanno il telefonino sempre in tasca. I cellulari non sono giocattoli, ma una tecnologia che è utile ma che va usata adeguatamente: i cittadini devono essere informati. Vigileremo sulla campagna. E ci prepariamo alla prossima battaglia: quella nei confronti della rete 5G”.

I tre ministeri, fanno sapere con una nota, sono già al lavoro per la costituzione di un tavolo congiunto per varare entro sei mesi una campagna informativa sull’uso corretti dei telefonini e “recepiscono con favore la decisione giurisdizionale, convinti della necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e di promuovere misure di prevenzione”.