Tensione sulle Riforme. Renzi preme per varare l’Italicum prima che si apra la partita del Colle. Forza Italia vuole invertire il calendario

Sanno perfettamente di non poter fare l’uno a meno dell’altro. Dunque lo scontro di Natale fra Pd e Forza Italia sulle riforme ha qualcosa di surreale. Il solito teatrino, insomma, motivato ufficialmente dal decidere se viene prima l’uovo o la gallina: la legge elettorale o l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Renzi e il suo partito non vogliono perdere tempo, anche perché le dimissioni di Giorgio Napolitano non sono prevedibili prima di metà gennaio. Berlusconi invece vuole prima un accordo sul Quirinale e se non si può fare (e dunque se cade l’accordo del Nazareno) tanto vale andare a votare subito. Voto che però è poi procedere con la legge elettorale e le riforme costituzionali.

NIENTE RINVII
Matteo Renzi ieri ha prima rassicurato l’assemblea del suo gruppo al Senato e poi fatto ribadire nel pomeriggio che i tempi per l’approvazione della legge elettorale sono “assolutamente stringenti e urgenti”. Se Forza Italia o altri hanno intenzione di andare per le lunghe o fare melina, il Pd duqnue andrà avanti lo stesso, “forte dei numeri e della determinazione riformatrice”. Un aut aut che gli azzurri non hanno raccolto, tanto che nella riunione dei capogruppo alla Camera hanno formalizzato la loro richiesta di spostare l’esame dell’Italicum, i cui appuntamento è previsto l’8 gennaio con l’inizio del voto sugli emendamenti. L’ultima novità è però l’apertura a sorpresa del premier, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, all’ipotesi di adottare il Mattarellum come sistema elettorale “ponte” in attesa di completare le riforme istituzionali. Al Senato la commissione Affari Costituzionali aveva bocciato questa clausola di salvaguardia (inserita in un ordine del giorno del leghista Roberto Calderoli) ma ora il documento è stato riformulato dalla relatrice Anna Finocchiaro (Pd).

IL RETROSCENA
Ma perché è così importante per il Governo mettere in sicurezza la legge elettorale prima che si aprano i giochi sul Colle? Essenzialemente perché le dimissioni di Napolitano inevitabilmente si portano dietro un tale margine di incertezza sul successore da far immaginare anche la fine degli accordi del Nazareno e nuove elezioni. Non c’è dunque tempo da perdere, e nel Pd adesso sale la voce di chi vorrebbe riempire ancora di più il sacco delle riforme, arrivando ad approvare pure la nuova legge costituzionale già passata alla Camera pressoché in contemporanea con l’Italicum. “Si può fare”, ha detto Roberto Giachetti (Pd). Per il Capo dello Stato si inizierà a discutere quindi non prima del 24 gennaio, quando è fissata un’assemblea dei grandi elettori del Pd. Un piano che Forza Italia vuole rallentare per non trovarsi con le riforme approvate e la possibilità di andare subito al voto senza avere più alcun potere interdittivo. Un potere che vale come un’assicurazione sulla vita per Berlusconi, che ha bisogno di non perdere voce in capitolo sul Quirinale. Contando di contribuire a eleggere un presidente che lo garantisca anche sotto il profilo delle sue pendenze giudiziarie.

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