Tg1 nella bufera. I fischi di Confcommercio a Renzi si sentono poco. Cinque Stelle e Brunetta all’assalto del direttore Orfeo

di Sergio Castelli
Politica

I fischi durante l’assemblea di Confcommercio al premier, Matteo Renzi, si sono sentiti poco nel corso del Tg1. È questa l’accusa che arriva dall’accoppiata Movimento 5 Stelle- Renato Brunetta che tornano, come avevano già fatto in passato, ad accusare il direttore Mario Orfeo di scarsa obiettività. L’attacco di Brunetta è partito con un cinguettiosu Twitter: “Altro che servizio pubblico, ormai siamo al servizio privato al premier. Vergogna”. Ancora più dure le accuse del Movimento 5 Stelle con un post al veleno pubblicato sul blog di Beppe Grillo: “Giovedì il premier non eletto è stato subissato di fischi durante un convegno di Confcommercio quando ha dichiarato che gli 80 euro sono serviti per comprare uno zainetto e una pizza che questa era una misura di giustizia sociale. Il Tg1 ha censurato i fischi”, ha scritto Di Maio, “non li ha fatti sentire…La macchina di propaganda del Pd si è inceppata. La narrazione del magico mondo di Renzi trova spazio solo nei tg, ma l’informazione viaggia in rete e non può essere censurata”. La replica a 5 Stelle e Brunetta da casa dem è, invece, arrivata da Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione Vigilanza Rai: “Entrambi vorrebbero fare carta straccia dell’autonomia della testata e del modo equilibrato di trattare le notizie. Fortunatamente vige la libertà di stampa”. Una cosa è certa: il Tg1 non ha certo calcato la mano sulla contestazione. Ma proprio di censura non si può parlare. Siamo andati a rivedere le due edizioni principali del Tg1 del 9 giugno. In entrambe è vero che la parola “fischi” viene eliminata dai titoli. Non però nei servizi. Nell’edizione delle 13:30 si parla di “qualche fischio”  e “qualche isolata contestazione” con un taglio dell’audio sui fischi (quando Renzi sale sul palco). Nel Tg1 della sera, però, i fischi si sentono nell’audio e anche il giornalista non li nasconde: “Dalla platea arrivano fischi”. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.