L’ultima follia del reato di video. Il caso Battisti e l’archiviazione per Salvini e Bonafede. Sgarbi: “Andrebbero indagati i pm”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

Prima l’indignazione per i video relativi all’arrivo in Italia dell’ex terrorista Cesare Battisti, poi gli esposti e infine l’indagine conclusa con un nulla di fatto. Ieri, infatti, la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per il reato di mancata tutela della dignità della persona arrestata. Una vicenda che ha “mostrato l’atteggiamento politico, ormai dichiarato, da parte di un organo (la magistratura, ndr) che non dovrebbe fare politica”. Non usa giri di parole e va dritto al punto l’onorevole Vittorio Sgarbi.

Parliamo dell’indagine relativa al video dell’arresto di Battisti e che ha coinvolto due ministri. Che ne pensa?
“E’ un’altra indagine ridicola. Bonafede e Salvini hanno fatto un errore ad andare lì perché non c’era nessuna ragione, non era mica uno spettacolo. Però non è che siccome sono andati, hanno strumentalizzato una persona che, non dimentichiamocelo, è un terrorista. Hanno filmato questo evento, facendo una cronaca e nulla più. L’archiviazione era addirittura pleonastica rispetto al fatto che non bisognava neanche aprirla l’inchiesta”.

Viviamo nell’era dei social e di internet, siamo arrivati ad ipotizzare il reato di abuso di video?
“Capisce che è una cosa senza senso? Non si può neanche immaginare che uno venga indagato perché va a vedere e filma l’arrivo di qualcuno. Certo non era un’autorità e quindi non si capiva per quale ragione ci andassero ma lo hanno fatto. Cosa c’è di male?”.

C’è stata un’ingerenza da parte della magistratura?
“No, guardi è molto semplice. Ormai esiste un’eccitazione interventistica della magistratura che non ha più i suoi confini. Quest’ultimi sono i reati reali, non quelli politici. Perché vede, il vero reato è l’insorgenza politica della magistratura nel caso Salvini (la Diciotti, ndr). Come nel caso Lucano, di cui io sono l’unico che continua ad evocarne il parallelo con quello di Salvini. E ora c’è il caso Bonafede-Salvini. Sono tre fenomeni di irruzione indebita che meriterebbero un’indagine, una vera, a carico di quei magistrati che ritengono che sia materia penale quella che invece non lo è”.

Nel caso del video, tutto è partito da due esposti. Erano necessari e soprattutto dovevano per forza sfociare in un’inchiesta?
“L’esposto non attiva l’obbligatorietà dell’azione penale. Questo è l’errore che fanno tutti. Può essere lasciato a giacere e non è che siccome c’è, tu devi per forza intervenire con un’indagine. L’inchiesta può benissimo non esser fatta e l’esposto cestinato. E io lo so benissimo perché non è che tutte le denunce che ho fatto hanno avuto un esito o un’archiviazione”.

Più in generale, assistiamo sempre più spesso a sentenze che sfidano il senso comune, come nel caso dell’omicidio Vannini o dei due minori che non faranno un giorno di carcere nonostante abbiano dato fuoco ad un barbone. Così non si mina la credibilità dei giudici?
“Sono tempi perversi per cui non possiamo valutarli con cuore sereno. Ma la credibilità… Beh questa è persa da molto tempo, infatti la Giustizia non rientra nelle classifiche delle istituzioni credibili per i cittadini. Ormai sono sputtanati definitivamente. Ma quel che è peggio è che loro non hanno niente da recuperare. Finché non si faranno delle leggi che restituiscano alla politica la sua vera autonomia, è evidente che saremo di fronte a continue derive incontrollabili”.