Ultima grana al Csm: la conferma di Marini all’Onu. Orlando aveva chiesto la proroga, ma il nuovo Governo non si è espresso

di Ilaria Proietti
Primo piano

Ancora è presto per dire quali saranno i rapporti di forza all’interno del Csm che si avvia verso il rinnovo completo. Ma l’aria a Palazzo dei Marescialli sembra già cambiata. Ed è una brutta aria per la componente di sinistra delle toghe, già messa sotto tiro dal sottosegretario alla Giustizia leghista, Jacopo Marrone, che pochi giorni fa ne ha auspicato lo scioglimento sollevando un polverone.

Patata bollente – Al plenum di domani verrà analizzata una pratica che sta facendo discutere non poco: la richiesta fatta ad aprile dal Guardasigilli, Andrea Orlando, di autorizzare per un altro biennio la permanenza di Luigi Marini come esperto distaccato alle Nazioni Unite. Ma nonostante il curriculum prestigiosissimo del magistrato, già presidente di Magistratura democratica, al Csm si andrà allo scontro tra chi è favorevole a lasciarlo a New York e chi no. e l’esito non solo non è scontato, ma è pure denso di implicazioni di natura politica. “Nella specie, il parere favorevole in ordine alla prosecuzione dell’incarico è stato reso dal ministro della Giustizia in data 26.4.2018, allorché il primo ministro aveva già presentato le dimissioni del Governo al Presidente della Repubblica”, fa notare il consigliere Claudio Galoppi eletto al Csm in rappresentanza di Magistratura indipendente, per tradizione corrente con una cultura della giurisdizione di destra. Che ha proposto una delibera per rigettare la richiesta di proroga del collocamento fuori del ruolo organico della magistratura di Marini e di rimettere gli atti alla valutazione del nuovo inquilino del ministero di via Arenula, Alfonso Bonafede.

Posizioni contrastanti – Anche perché l’incarico di Marini scadrà solo ad ottobre, e dunque l’iniziativa del ministro dem non poteva configurarsi come “urgente”. Né – sottolinea ancora il togato di MI – “tantomeno come atto relativo al  disbrigo degli affari correnti”. Ora, la forzatura di Orlando, se è lecito definirla tale, rischia di mettere il Csm in imbarazzo. Il rigetto della domanda, secondo Galoppi, sarebbe infatti consigliata da ragioni di “correttezza dei rapporti istituzionali”. Perché Marini dovrà continuare a rappresentare l’Italia nelle Commissioni dell’Assemblea Generale e negli altri organismi Onu dove in particolare si trattano argomenti caldi, come antiterrorismo, criminalità organizzata e migranti. Circostanza che  renderebbe doverosa un’interlocuzione con il Guardasigilli in carica, “onde verificare l’eventuale volontà di confermare il parere favorevole in precedenza espresso”. Di segno opposto la delibera che propone di autorizzare l’incarico e di cui è relatore Valerio Fracassi eletto in quota Area, il cartello di sinistra delle toghe. E che, per perorarne la causa, sottolinea l’eccellente lavoro svolto da Marini, il cui incarico all’Onu è stato autorizzato una prima volta nel 2014 e poi prorogato nel 2016. E il cui rinnovo ora è messo in discussione al Csm di cui in passato è stato membro nella consiliatura 2002-2006. Ma erano davvero altri tempi.

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