Un nuovo farmaco è in grado di ridurre il rischio di infarto e ictus nei pazienti diabetici. Gli effetti in uno studio delle Università di Pisa e Glasgow dopo la sperimentazione su 10mila pazienti

dalla Redazione
Salute

È in grado di ridurre del 22 per cento il rischio di infarto del miocardio o ictus nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 che hanno una malattia cardiovascolare. Questi effetti del farmaco sono stati studiati da un gruppo di ricercatori che hanno realizzato lo studio “Harmony-Outcomes”. A coordinare il lavoro scientifico sono stati i professori del dipartimento di medicina Clinica e sperimentale dell’Università di Pisa e l’Università di Glasgow.

Il test del nuovo medicinale è stato condotto su quasi 10mila pazienti, tutti affetti da diabete di tipo 2 e provenienti da 28 paesi diversi. La ricerca ha dimostrato come albiglutide, questo il nome del farmaco, abbia la capacità di avere un effetto cardioprotettivo. I dottori si sono detti davvero soddisfatti di questa nuova scoperta, soprattutto, tenuto conto delle gravità che la patologia cardiovascolare rappresenta per ogni singolo paziente. I pazienti con diabete di tipo 2 e problemi cardiovascolari sono stati divisi in due gruppi: ad uno è stata effettuata una iniezione settimanale con albiglutide in aggiunta alla terapia standard, mentre al secondo gruppo è stata somministrata una terapia placebo in aggiunta a quella standard.

Complessivamente, i pazienti sono stati seguiti per un anno e sei mesi. I dati hanno quindi evidenziato una riduzione del 22 per cento di eventi e morte per cause cardiovascolari nel gruppo trattato con albiglutide. Un dato che i diabetologi hanno definito statisticamente significativo. I risultati dimostrano come questa molecola sia in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari, dunque, questo nuovo approccio terapeutico offre ai medici un ulteriore strumento per ridurre la complicazione più comune e mortale che interessa questi pazienti. Ma se sul fronte farmacologico e terapeutico la ricerca continua a fare grandi passi avanti, come dimostrano le decine di studi presentati al congresso, prioritario resta il richiamo all’importanza della prevenzione contro lo “tsunami” diabete, che registra ritmi di crescita enormi in tutto il mondo. E che causa milioni di vittime non solo per problemi cardiovascolari ma anche su fronte cancro e malattie irreversibili del sistema endocrino.