Un Tesoro di nomine in stallo. Tra burocrazia e giochetti arriva l’ennesimo rinvio per le partecipate non quotate

di Stefano Sansonetti
Economia

Ancora un altro mese. Per la parte più sostanziosa delle nomine pubbliche, quella che riguarda la società non quotate direttamente partecipate dal Tesoro, bisognerà aspettare ancora un po’. “Scollegate” dalle più famose Eni, Enel, Leonardo, Terna e Poste, che per esigenze di mercato hanno dovuto seguire più celermente le tempistiche dei rinnovi, le altre controllate da via XX Settembre appaiono più legate ai soliti equilibri di potere. In ballo abbiamo comunque poltrone importanti. Per esempio devono ancora essere rinnovati i Cda di Consap (concessionaria dei servizi assicurativi pubblici), Sogesid (società che si occupa di bonifiche e tutela ambientale), Poligrafico, Isatituto Luce, Ram (Rete autostrade mediterranee) ed Sga (Società per la gestione di attività), in pratica il veicolo ex Banco di Napoli che qualche tempo fa il Tesoro ha riesumato per cercare di risolvere il problema dei crediti deteriorati delle banche. Senza contare tutta una serie di collegi sindacali di altre partecipate.

Quadra difficile – Insomma, a spanne c’è più di un centinaio di poltrone di ballo. E questo permette di capire gli enormi interessi in gioco, la cui composizione non è certo facile in questo momento di incertezza politica. Un fatto è certo, dopo il valzer di poltrone che ha rinnovato le quotate si era detto che per le altre la pratica si sarebbe aperta a metà maggio. E invece niente. A questa sorta di “stallo”, secondo quanto trapela dai Cda delle società da rinnovare, sta contribuendo una questione burocratica. In pratica si attende ancora la definizione dell’iter di uno dei decreti correttivi della riforma Madia, quello che dovrà prevedere che è facoltà dell’azionista, cioè del Tesoro, chiedere la conservazione del Cda al posto della sua sostituzione con un amministratore unico. Questa, infatti, è la norma che, in funzione di risparmio, era stata inserita nell’iniziale versione del decreto e che dovrebbe valere per le partecipate degli enti locali. Di sicuro sbrogliare questa matassa si sta rivelando più difficile del previsto.

Meretta – Che poi diversi movimenti sono già in corso nella composita galassia del ministero guidato da Pier Carlo Padoan. A quanto pare in questo periodo c’è una maretta che sta contrapponendo i vertici della Cassa Depositi, ovvero il presidente Claudio Costamagna e l’Ad Fabio Gallia, all’ad della controllata Sace, Alessandro Decio. Dalla società di assicurazione dei crediti all’export è uscito il Cfo Roberto Taricco, sostituito dall’ex Cfo di Unicredit Bank Russia Michele De Capitani. In più, a quanto filtra, i vertici della Cdp in passato avrebbero pensato anche di sostituire l’attuale capo del marketing Sace, Alessandra Ricci. Ma una certa maretta c’è anche tra Sace e la controllata Simest. In questo caso non sarebbero più ottimali i rapporti tra Decio e l’ad della Simest, Andrea Novelli, ex Dg della stessa Cassa. Insomma, una situazione non semplice per una società, la Sace, che fino a poco tempo fa sognava la grande trasformazione in export banca.

Twitter: @SSansonetti