I politici social non hanno più alibi. Un tweet può costare carissimo. I Beni culturali pagano 73mila euro per un post di Bray

di Carmine Gazzanni
Cronaca

La vicenda, nel suo piccolo, è quasi simpatica: a causa di un tweet dell’ex ministro alla Cultura, Massimo Bray, risalente al 2013, il ministero della Cultura dovrà risarcire per 73mila euro il Comune della Spezia. Ma in realtà, al di là della vicenda in sé, la questione è tutt’altro che secondaria: a quanti post assistiamo ogni giorno da parte di Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e compagnia cantando? Bene: spesso nei loro commenti social i ministri dettano la linea, annunciano provvedimenti, lanciano riforme. Ecco: se queste poi non sono subite da atti concreti, i politici possono concretamente esporre l’organo che in quel momento rappresentano a ricorsi e risarcimenti. Ed ora da ridere c’è un bel po’ meno.

Tutto nasce da una sentenza dei primi di gennaio del Tar della Liguria. La vicenda nasce nel 2013. Il comune della Spezia aveva ricevuto tutti gli ok del caso per la realizzazione “di un progetto di riqualificazione architettonica ed artistica di Piazza G. Verdi”, che prevedeva tra l’altro l’eliminazione di un filare di pini marittimi e la loro sostituzione con altre forme di arredo urbano. Qualcosa, però, cambia quando vengono presentati degli esposti da alcuni comitati di cittadini e associazioni contrari all’opera. Ed è allora che Bray con un tweet annuncia che “al Comune di #LaSpezia sarà chiesto di sospendere l’avvio dei lavori in #PiazzaVerdi perché il progetto sia verificato dal @Mi_Bac”.

A quel punto la Soprintendenza interviene e dichiara l’interesse culturale della piazza e degli alberi, annullando d’ufficio l’autorizzazione limitatamente alle opere che prevedevano la rimozione dell’alberatura. Ed è qui l’inghippo: come riconosciuto da una prima sentenza del Tar nel 2014 (poi confermata al Consiglio di Stato), “gli organi decentrati del MIBAC sembrano essersi determinati a sospendere i lavori – oltretutto in palese contrasto con le proprie recenti determinazioni – non già sulla base di una meditata valutazione di nuovi elementi istruttori circa l’epoca di piantumazione del filare dei pini […] ma al fine di assecondare gli impegni ormai pubblicamente assunti dal Ministro, di sospendere i lavori di realizzazione del progetto”.

Ed è per questa ragione che il Comune della Spezia decide di rivolgersi ancora al Tar per un risarcimento che stima debba essere di 831mila euro, perché nel frattempo il Comune stesso ha dovuto pagare la ditta appaltatrice. Da qui la sentenza del Tribunale amministrativo, che ha riconosciuto un danno di 73mila euro che ora dovrà essere versato dal ministero dei Beni Culturali.

Al di là della vicenda in sé, la sentenza ora potrebbe fare da apripista ad altri ricorsi. E ciò dimostra innanzitutto che i social non siano quel far west di cui spesso si è parlato. Negli ultimi mesi abbiamo assistito spesso ai nostri ministri che hanno annunciato misure poi non coperte da atti e provvedimenti. Così Salvini quando ha “bruciato” la retata della Procura di Torino contro la mafia nigeriana; così Toninelli quando a giugno scorso – come raccontato tempo fa da L’Espresso – aveva annunciato via twitter la decisione di bloccare lo sbarco dei migranti della Ong Open Arms senza che però ci fosse un solo decreto ufficiale che andasse in questo senso. Da oggi in poi, insomma, prima di twittare è probabile che i politici comincino a pensarci su e ad essere meno frenetici. Il che, di per sé, è già una grande conquista.

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