Un vero affare per il Tesoro. Bankitalia sgancia 3,5 miliardi

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Per lo Stato è un affare da 3,5 miliardi di euro. Davvero una belle cifra, soprattutto in un periodo di vacche drammaticamente magre per le casse pubbliche. A staccare il cospicuo assegno è Bankitalia, che fra utili e tasse concede un’autentica boccata d’ossigeno al ministero dell’economia, al cui vertice oggi siede l’ex direttore generale di palazzo Koch, Fabrizio Saccomanni. I numeri sono messi numero su bianco all’interno del bilancio 2012 della banca centrale guidata da Ignazio Visco, ieri impegnato nel tradizionale appuntamento delle “Considerazioni finali”. Ma da dove vengono, esattamente, questa cifra?

Carico fiscale e utili
Diciamo subito che la parte preponderante della somma riguarda le tasse pagate al Tesoro dalla Banca d’Italia. Nel 2012, in tutto, hanno toccato il tetto di 1,927 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al miliardo di euro versato nel 2011. A fare la parte del leone, all’interno di questa grandezza, è l’Ires, che si è portata via 1,571 miliardi (in netto incremento rispetto agli 896 milioni dell’anno precedente). A completare il quadro si sono aggiunti 356 milioni di Irap (anche questi in sensibile aumento rispetto ai 205 milioni del 2011). Insomma, il carico fiscale italiano sembra aver penalizzato non poco anche la Banca d’Italia, che si presenta come uno dei massimi contribuenti del Belpaese. Naturalmente se Bankitalia ha versato più tasse un motivo c’è. E sta nel fatto che nel corso del 2012 le performance economiche della banca centrale sono tutte aumentate. Il dato più eloquente è quello del margine di interesse, schizzato da 4,5 a 6,6 miliardi. Si tratta in sostanza dei soldi incassati da via Nazionale grazie all’andamento degli interessi attivi, che il bilancio collega “alla maggiore consistenza media del portafoglio titoli in euro, in particolare di quello detenuto per finalità di politica monetaria”. Altro importante contributo è poi arrivato dalla redistribuzione del reddito monetario, voce passata da 590 milioni a 1,315 miliardi di euro. In questa circostanza i documenti contabili parlano di un introito “che riflette la riallocazione, in favore della Banca d’Italia, del maggior reddito monetario che si è venuto a determinare presso altre banche centrali nazionali dell’Eurosistema”. Sono queste, allora, le voci che hanno spinto le performance economiche di palazzo Koch e le tasse che ne derivano a beneficio del Tesoro. Così come, naturalmente, ha ottenuto una consistente spinta l’utile netto complessivo, che è passato da 1,1 a 2,5 miliardi. Anche qui è il bilancio a far capire in che modo la Banca d’Italia ha distribuito quest’ultima somma: 1 miliardo alle riserve ordinaria e straordinaria e 1,5 miliardi direttamente allo Stato. L’anno scorso la quota di competenza statale si era fermata a 677 milioni. La conclusione è che tra tasse e utili nel 2012 Bankitalia ha trasferito al Tesoro la bellezza di 3,5 miliardi, praticamente il doppio rispetto al miliardo e 700 milioni dell’anno precedente.

Le riserve
Dai documenti di via Nazionale, peraltro, emerge l’escalation del valore delle riserve auree. Le 2.452 tonnellate di lingotti, infatti, al 31 dicembre 2012 valevano 99,4 miliardi di euro, in aumento se paragonati ai 95,9 miliardi del 2011. Ma, va detto, nel corso negli ultimi sette mesi le quotazioni dell’oro hanno condotto a un “tracollo”. Basti pensare che al 30 settembre del 2012 il valore delle riserve aveva toccato il record storico di 108,2 miliardi, mentre l’ultimo dato disponibile, aggiornato da Bankitalia al 30 aprile del 2013, riporta una cifra di 88,5 miliardi. In sette mesi, quindi, c’è stato un crollo di valore del 18%. Se però si considera il trend dall’anno di inizio della crisi, gli attuali 88,5 miliardi rappresentano un incremento del 100%. Nel 2007, infatti, il metallo giallo custodito da via Nazionale valeva “solo” 44,7 miliardi. Insomma, le riserve rappresentano tutt’ora un “tesoretto” davvero ragguardevole. Al punto che nei mesi scorsi prima Mediobanca, e poi la Consob, hanno proposto un loro utilizzo o come strumento di garanzia per l’emissione degli Eurobond (a livello europeo) o come risorsa da vendere per abbattere il debito pubblico.

@SSansonetti