Valanga di appalti pubblici per i vigilantes in odore di Banda della Magliana

di Valeria Di Corrado e Stefano Sansonetti

Le pubbliche amministrazioni che pagano in ritardo i loro fornitori fanno fallire ogni anno migliaia di aziende in Italia. Ma c’è un’azienda a Roma che è riuscita a “ovviare” a questa prassi cedendo all’Agenzia delle entrate i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione, per essere esentata dal pagamento del debito sull’Iva. O almeno così questa impresa ha dichiarato nel suo ultimo bilancio relativo al 2011. Stiamo parlando dell’Istituto di vigilanza Nuova Città di Roma: la cooperativa che dal 2008 viene gestita dalla famiglia Montali, Fabrizio in primis, attualmente sotto processo per riciclaggio, corruzione, intestazione fittizia di beni, con l’aggravante dell’associazione mafiosa poiché presunto prestanome del boss Enrico Nicoletti, ex cassiere della Banda della Magliana. Un gruppo ramificato, che incassa appalti da tutte le principali articolazioni dello Stato italiano e persino dall’ambasciata Usa, come La Notizia è in grado di documentare.

Cose mai viste

Nel bilancio di esercizio chiuso il 31 dicembre 2011 l’Istituto di vigilanza Nuova Città di Roma registra un fatturato da 32 milioni 600 mila euro (con una perdita di quasi 3 milioni rispetto all’anno precedente). E fin qui nulla di strano. Nel capitolo relativo ai debiti, viene invece segnalato un debito per Iva pari a 6 milioni 286 mila euro, di cui 2,7 relativi al 2010 e 3,5 relativi al 2011. “Il ritardo nel pagamento dell’Iva – si legge nel bilancio – è ascrivibile alla notevole dilatazione dei tempi di incasso dei crediti, in particolare verso clienti pubblici”. Tutto vero. Tanto che il Governo è dovuto intervenire con un decreto legge ad hoc per stanziare 40 miliardi da distribuire alle imprese creditrici nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Ma ecco il passaggio che salta all’occhio: “La società, proprio nel tentativo di ovviare ai suddetti ritardi nel versamento dell’imposta, ha proceduto in data 22 dicembre 2011 (a seguito di un’interlocuzione con la direzione generale dell’Agenzia delle Entrate) ad effettuare una cessione unilaterale dei crediti maturati vantati nei confronti della pubblica amministrazione a favore della competente Agenzia delle Entrate per quanto dovuto relativamente all’anno 2010”. In poche parole l’Istituto di vigilanza Nuova Città di Roma sarebbe riuscito a convincere la severissima Agenzia delle Entrate a compensare il suo debito Iva con un credito ancora da riscuotere. Senza specificare nel bilancio con quale atto viene accettata questa cessione di crediti (si parla genericamente di un’interlocuzione con la direzione generale dell’Agenzia). Ma soprattutto: se fosse questa una strada percorribile, come mai non viene concessa la stessa possibilità anche a tutte le altre imprese italiane messe a dura prova dai ritardi nei pagamenti? Non si arriverebbe alla cifra spaventosa di 76 mila aziende fallite in Italia nel 2012. Come non si sentirebbe parlare tutti i giorni di imprenditori che si suicidano perché strozzati dai debiti. Alla società di vigilanza del presunto prestanome di Enrico Nicoletti questo sembrerebbe essere concesso.

Clienti eccellenti

D’altronde l’Istituto Nuova Città di Roma si dichiara – sempre nel bilancio – al riparo da rischi commerciali perché la sua “clientela è rappresentata prevalentemente da soggetti appartenenti alla sfera pubblica, tra cui ministeri, ospedali, ambasciate di Stati esteri ed enti pubblici”. Non viene specificato di quale percentuale si tratti e nemmeno chi siano questi soggetti pubblici. Ma “La Notizia” è in possesso di un elenco dettagliato dei clienti. Si trova un po’ di tutto: Agenzia del Demanio, Anas, Anci, Cgil e Ugl, il Circolo magistrati della Corte dei Conti e quello dei Canottieri Tevere, Consiglio nazionale delle ricerche, Commissione tributaria centrale, Croce Rossa, Enea, Enel, Ente nazionale aviazione civile, Istituto Luce, Inpgi, Istituto di vigilanza sulla assicurazioni, Me.tro (società che gestisce il trasporto metro-ferroviario del Comune di Roma) per una commessa da oltre 4 milioni, l’ospedale Bambin Gesù e l’Ifo, Rcs editori, Rai e Siae. Tra le istituzioni figurano il Senato, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, i ministeri dell’Economia, dell’Istruzione, dei Beni culturali e dell’Industria, alcuni assessorati e dipartimenti del Comune di Roma. Poi c’è il capitolo banche: Banca d’Italia, Banca di Roma, Banca Nazionale del Lavoro e Banca delle Marche. Tra le ambasciate a Roma sorvegliate dall’istituto di vigilanza spicca quella americana, seguita da Canada, Cina, Ghana e Tanzania. Mentre tra i nomi noti compaiono anche quello di Francesco Totti e Luigi Bisignani.  A tutto questo bisogna sommare gli appalti sulla vigilanza negli ospedali romani (500 milioni di euro in 3 anni) appena vinti da Città di Roma Metronotte srl (in Ati con la Roma Union Security di Lotito). La società è stata costituita il 26 settembre scorso e ha assorbito tutti i servizi e i 740 dipendenti dell’istituto Nuova città di Roma cooperativa.

E il gruppo sorveglia pure l’Ambasciata Usa. Fa da garante l’americana Pinkerton

Nell’incredibile reticolo di rapporti c’è anche la controllatissima e strategica ambasciata americana a Roma. Ebbene sì, probabilmente si tratta del cliente più “appariscente” di Metronotte. Ma c’è di più. Per svolgere la vigilanza armata intorno al palazzo Margherita di via Veneto, e alle altre sedi romane dell’ambasciata statunitense, il gruppo ha firmato tempo fa un accordo con la Pinkerton Government Services. Di che si tratta? Di una delle più importanti agenzie americane di sicurezza privata, che da una vita lavora per il Dipartimento di stato Usa. E che da qualche anno opera come divisione di Securitas, colosso svedese della sicurezza. Anche con quest’ultimo, peraltro, Metronotte vanta un accordo di partnership.
Un dettaglio di non poco conto è che la Pinkerton funge da garante per il gruppo italiano nel suo rapporto con l’ambasciata americana. Una sorta di intermediazione indispensabile, che ha permesso alla società, di fatto ancora gestita da Montali, di arrivare fino a palazzo Margherita, incassando appalto dopo appalto. In ogni caso parliamo di un’operazione significativa: sembrerebbe possibile dedurne che gli americani conoscono bene il gruppo a cui hanno affidato la vigilanza intorno alle sedi delle loro rappresentanze diplomatiche. Dalla lista delle centinaia di clienti di Metronotte, di cui La Notizia è in possesso (vedi articolo sopra), viene fuori quindi un pesce davvero grosso. In base a quanto filtra sono circa 70-75 le guardie giurate che il gruppo italiano mette a disposizione degli americani. In più dalla griglia dei pagamenti, aggiornata alla fine di dicembre 2011, risulta un esborso di 282.930 euro effettuato dall’ambasciata a beneficio del gruppo Metronotte. Si tratta verosimilmente di una delle varie tranche di pagamento, perché il rapporto tra le parti, in realtà, va avanti da decenni. E prosegue nonostante nel 2010 proprio al Dipartimento americano sia stata fatta pervenire una denuncia che spiega i legami tra Metronotte e Montali, all’epoca iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta che poi ha portato al suo rinvio a giudizio. E che ha evocato gli inquietanti rapporti con la Banda della Magliana.
Che poi dallo sterminato elenco dei clienti non spuntano soltanto gli Stati Uniti. Tra le altre ambasciate, per esempio, ci sono quelle di Canada, Arabia Saudita e Repubblica Popolare Cinese, in un crescendo di rapporti, anche internazionali, che permettono di capire quanto il gruppo Metronotte, e le cooperative che ruotano all’interno della sua galassia, possa contare su contratti stipulati con istituzioni di massimo livello. Il tutto mentre in Italia si attendono gli esiti del processo che coinvolge Montali, il vero dominus della società. Il cui papà, l’ex sottosegretario socialista Sebastiano Montali, risulta ancora adesso azionista di riferimento della Città di Roma Service, una dei tanti veicoli dell’universo Metronotte.

 

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