Volevano abolirlo, invece il Cnel ci costa 1,7 milioni in più. Lo stanziamento finale del 2017 a quota 9 milioni

di Carmine Gazzanni
Politica

È uno degli organi ausiliari dello Stato, insieme a Consiglio di Stato, Corte dei conti e Consiglio supremo della difesa. Ma è l’unico di questi che, il 4 dicembre 2016, ha rischiato seriamente di scomparire. Parliamo del Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, che per quanto avrebbero voluto Pd e Matteo Renzi con la riforma costituzionale, doveva appunto essere abolito. E invece, superato indenne il voto referendario, ora si torna (almeno in parte) ai fasti di un tempo, con costi che, volenti o nolenti, tornano a crescere. Il sei dicembre scorso, infatti, l’assemblea del Cnel ha approvato quasi sul gong della fine d’anno “variazioni allo schema di bilancio 2017, ai sensi del vigente Regolamento di contabilità del Cnel approvato con D.P.R. 17 agosto 1999, n. 440”. Andando a verificare cosa sia cambiato, ecco che si scopre che la variazione consiste, tra le altre cose, in un aumento delle spese correnti.

Certo: è bene precisare che l’aggravio sulle casse centrali sarà minimo siccome 1,5 milioni di euro sono a disposizione per avanzo di amministrazione. Resta il fatto, però, che, se il bilancio di previsione iniziale per l’anno appena trascorso aveva calcolato spese per 7,4 milioni di euro, con la variazione di dicembre da 1,7 milioni, lo “stanziamento finale 2017” raggiunge quota 9,1 milioni.

Nulla, per carità, rispetto ai costi che il Cnel aveva in epoche passate, ma è anche vero che, a conti fatti, parliamo quasi di una maggiorazione del 25% rispetto alle spese previste. La prima voce che spunta è quella relativa alle “competenze lorde fisse e continuative del personale del Segretariato”, che crescono di 67mila euro. Altra voce è quella del “Fondo Unico di Amministrazione per il personale del Segretariato”, anche questa cresciuta di circa 26mila euro; senza dimenticare il capitolo relativo al lavoro straordinario (aumentato di 14mila euro). A chiudere il quadro il Fondo accantonamenti del Cnel “per oneri derivanti da provvedimenti normativi e per le iniziative connesse alle disposizioni di finanza pubblica”. E qui i dati sono particolarmente curiosi: nel bilancio iniziale di previsione risultavano accantonati 550mila euro; ecco che però con l’assemblea del sei dicembre il Fondo è stato rimpolpato di 1,6 milioni di euro. Vista la mala parata degli ultimi tempi, non si sa mai, avranno pensato a villa Lubin. A conti fatti, dunque, le spese crescono. E non a caso anche le entrate “provenienti dal bilancio dello Stato o da altra fonte pubblica” sono cresciute. Nel complesso, di 183 mila euro, portando il “bottino” complessivo a 7,2 milioni di euro. Insomma, il Cnel esiste e resiste.

Vedremo ora se con la prossima legislatura alla crescita delle spese corrisponderà anche quella dell’operatività dell’organo. Nel corso di questa legislatura, infatti, il Consiglio presieduto da Tiziano Treu (che, per inciso, si era espresso per il Sì al referendum e, dunque, per la sua abolizione) ha presentato in totale sei disegni di legge. In pratica, poco più di uno ogni anno.

Twitter: @CarmineGazzanni

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