I 18enni potranno votare per il Senato. Via libera definitivo dell’Aula di Palazzo Madama alla riforma costituzionale. Entrerà in vigore tra tre mesi

18enni Senato
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L’Aula di Palazzo Madama ha definitivamente approvato la proposta di legge di riforma costituzionale che, modificando l’articolo 58 della Costituzione, abbassa da 25 a 18 anni l’età minima degli elettori del Senato. Il provvedimento ha ottenuto in seconda deliberazione del Senato, e quindi al termine di quattro passaggi parlamentari, 178 voti favorevoli e 15 contrari (30 gli astenuti). La legge andrà in vigore tra tre mesi, al termine del periodo in cui potrebbe essere richiesto un referendum confermativo (il testo non ha ottenuto in tutte le votazioni il quorum dei due terzi).

“Con il voto favorevole del Senato nell’ultima lettura della riforma che darà finalmente ai diciotto-venticinquenni l’elettorato attivo al Senato, il Parlamento afferma il proprio ruolo nell’aggiornamento costituzionale. Bisognerà attendere tre mesi per l’entrata in vigore perché a causa di alcune assenze non si è arrivati ai due terzi” ha commentato Stefano Ceccanti del Pd. “C’è di che essere soddisfatti non solo nel merito – ha aggiunto esponente dem parlando del via libera del voto ai 18enni per il Senato -, perché alcuni milioni di cittadini maggiorenni avranno finalmente la pienezza dei diritti e perché diventa così praticamente impossibile che le Camere nascano con maggioranze diverse, ma anche per il metodo”.

“Con l’ok definitivo del Senato al voto degli under 25 per la Camera alta – ha detto il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e primo firmatario della proposta di legge costituzionale per il voto ai 18enni al Senato, Giuseppe Brescia (M5S) -, avanza spedito l’iter delle riforme costituzionali all’esame del Parlamento. Dopo la pausa estiva arriverà anche l’ok della Camera alla proposta di legge che inserisce la tutela dell’ambiente in Costituzione. 4 milioni di giovani potranno votare al Senato alle prossime politiche perché le forze politiche sono stati capaci di dialogare e collaborare”.

“Tutto è nato da una polemica in commissione con il Pd nel 2019 – agginge Brescia -, ai tempi all’opposizione, sul taglio del numero dei parlamentari. In commissione trasformammo insieme quello scontro in azione costruttiva e d’intesa con i colleghi Ceccanti, Macina e Iezzi presentai una proposta di legge che dopo pochi mesi arrivò in aula e ottenne 487 sì. Solo così il Parlamento può scrivere risultati storici. Per andare avanti vanno abbandonati i veti che hanno caratterizzato i mesi post referendum e bisogna confermare il metodo vincente delle riforme puntuali. Ripartiamo dalle riforme già approvate o incardinate, come il referendum propositivo, i poteri speciali per Roma Capitale e la riforma di adeguamento post taglio proposta dal collega Fornaro. Dobbiamo poi affrontare il tema della limitazione della decretazione d’urgenza e mettere mano seriamente alla riforma dei regolamenti parlamentari per rendere il Parlamento ancora più centrale”.

“Quella riforma è in tutto e per tutto parlamentare – ha aggiunto Ceccanti – e non solo per le firme delle proposte di legge (due del Pd, una della collega Bruno Bossio ed una mia; una del M5s a prima firma Brescia, una Meloni per Fdi), ma anche per il luogo in cui è nata, la Commissione Affari Costituzionali della Camera. Quando si discusse in prima lettura il testo sulla riduzione dei parlamentari il Presidente Brescia dichiarò inammissibili molti emendamenti tra cui questo, ma concordammo la presentazione di proposte di legge da affrontare separatamente in tempi veloci e con un doppio relatore, uno di maggioranza (la collega Corneli del m5s) ed uno di opposizione al Governo Conte 1 (il sottoscritto). Tutto è nato così, discutendo in Commissione, tra parlamentari, al di là della linea di frattura maggioranza-opposizione. Niente decreti-legge, niente fiducie, niente blindature. Un grazie particolare anche a Dario Parrini che è stato relatore al Senato e che con molti altri si è impegnato a fondo a palazzo Madama”.

Dall’archivio: Voto ai 18enni al Senato, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato il ddl costituzionale. Il provvedimento torna ora alla Camera per la penultima lettura.