Il freddo addio tra Bonaiuti e Berlusconi

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di Tommaso Labate per Il Corriere della Sera

«Va bene, Paolo, ora ti saluto. Ti faccio i migliori auguri se andrai nel Nuovo Centrodestra. E mi raccomando, quando lo vedi, salutami Angelino». La vita è fatta di cose che cominciano e che poi finiscono. Ma il modo in cui è finita la ventennale collaborazione tra Silvio Berlusconi e Paolo Bonaiuti, fino a qualche mese fa, non potevano immaginarlo né l’uno né l’altro. All’ora di pranzo i due sono faccia a faccia nello studiolo di Arcore. L’ex portavoce, che ieri l’altro aveva chiesto un «ultimo incontro» al Cavaliere, varca in gran segreto il cancello di villa San Martino che fuori il sole è alto, ed è una bella giornata di primavera. Ma basta che i due inizino a parlarsi, e dentro cala il gelo.

L’amarezza di Berlusconi

È amareggiato, Berlusconi. Convinto che «Paolino», il giornalista a cui per vent’anni ha affidato il ruolo di portavoce, abbia tenuto botta quando «c’erano i tempi d’oro» e lo stia abbandonando «proprio in un momento di difficoltà». Ne aveva parlato anche coi figli e con gli amici più stretti, lamentandosi di «com’è strana a volte la vita». E di com’è strano, aveva aggiunto confrontandosi al telefono con alcuni deputati romani, «che Bonaiuti se ne vada proprio nel partito di Alfano e Cicchitto, due di quelli che neanche volevano farlo sedere al tavolo quando c’erano le riunioni del Pdl». Con queste premesse, difficile che il faccia a faccia tra i due porti a qualcosa di buono. E i presagi più oscuri, quando Bonaiuti accede al salone di Arcore, prendono forma subito.

Epilogo «ingiusto»

L’elenco di doglianze che il senatore forzista oppone al «Presidente» è molto lungo. Perché è addolorato pure Bonaiuti, dilaniato anche umanamente da un epilogo che considera «ingiusto» per tutto quello che ha fatto per l’ex premier. Nell’elenco avrebbe trovato spazio anche il modo in cui è maturato il suo allontanamento dalla stanza di bottoni berlusconiana, «col mio ufficio di Palazzo Grazioli che teoricamente doveva essere sgomberato, e invece è stato dato a Giovanni Toti». Berlusconi ascolta. Probabilmente ribadisce quello che aveva detto in altre occasioni, e cioè che «era necessaria la spending review interna» affidata a Maria Rosaria Rossi, e che la nuova versione del «Mattinale» gestita da Renato Brunetta «funziona anche a costi più ridotti». C’è un momento del colloquio, però, in cui la storia avrebbe potuto virare, prendere un’altra strada. Succede quando Bonaiuti si dimostra disponibile a ripensarci, forse a dare la sua disponibilità per una candidatura alle Europee con Forza Italia, di certo a dirsi pronto per entrare nell’ufficio di presidenza del partito in una casella in cui è previsto il diritto di voto. Ma Berlusconi, stando a quello che avrebbe poi raccontato ad alcuni parlamentari, chiude tutte le porte. Con quei freddi «migliori auguri per la tua carriera nel Nuovo Centrodestra». A cui aggiunge, in calce, il sarcastico «salutami Angelino».