8 marzo 2022, le donne contro la guerra: una storia di sempre che oggi ricomincia in Russia

8 marzo 2022 donne guerra
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Yelena Osipova, 80 anni, è stata arrestata dalla polizia russa mentre protestava per la pace in Ucraina a San Pietroburgo. La donna, nota attivista e sopravvissuta all’assedio di Leningrado da parte dei nazisti, è stata fotografata mentre reggeva due cartelli contro il conflitto russo-ucraino. Il suo arresto è stato filmato e le immagini che mostrano due poliziotti russi nell’atto di afferrare Osipova, tra le grida di centinaia di altre donne e uomini indignati e raccolti in protesta, hanno rapidamente fatto il giro del mondo e hanno trasformato l’attivista in un simbolo della resistenza del mondo femminile contro la guerra. Un simbolo che diventa tanto più forte e potente oggi, nella giornata dell’8 marzo 2022 dedicata a celebrare le donne, le loro conquiste economiche, politiche e sociali e il loro coraggio.

Le donne contro la guerra: dalle Sabine al conflitto in Ucraina

Sin dagli albori, la storia è intrisa di episodi in cui le donne sono state considerate come oggetti di cui disporre per conseguire specifiche finalità, troppo spesso vittime di abusi e violenze. Ne è un esempio il ratto delle Sabine, in occasione del quale i soldati romani strapparono ai Sabini le proprie donne con la forza per prenderle in moglie e creare nuove alleanze politiche.

Nei periodi di guerra, tuttavia, le donne sono state anche modelli di dignità, coraggio e resistenza, pronte a proteggere la Patria mentre i loro uomini erano impegnati al fronte.

Lo hanno dimostrato nei momenti topici del Novecento: entrando nelle fabbriche vuote durante la Grande Guerra e partecipando alla resistenza contri i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale.

Lo dimostrano oggi, affollandosi nelle piazze delle più grandi capitali europee e ribellandosi alle atrocità commesse dal Cremlino contro la popolazione ucraina.

8 marzo 2022, le donne: una storia di sempre che oggi ricomincia in Russia

E, ancora di più, lo dimostrano le femministe russe che hanno lanciato un appello per chiedere la fine della guerra in Ucraina: “Come cittadine russe e femministe, condanniamo questa guerra. Guerra significa violenza, povertà, sfollamenti forzati, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. Tutto ciò è inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista. La guerra intensifica la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani – e hanno denunciato –. La guerra porta con sé non solo la violenza delle bombe e dei proiettili, ma anche la violenza sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere violentata aumenta di molto per qualsiasi donna”.

In Russia, quindi, sono tante le donne che si stanno ribellando al Cremlino e che ne stanno pagando le conseguenze. Oltre al movimento femminista e a Yelena Osipova, Maria Alyokina delle Pussy Riot è stata arrestata per quindici giorni per aver protestato contro il conflitto mentre, per gli stessi motivi, Yelena Chernenko è stata espulsa dal pool di giornalisti del ministero degli Affari Esteri lo scorso 25 febbraio “per mancanza di professionalità”, secondo la formulazione ufficiale.

Stride in modo assordante, poi, constatare che al tavolo delle trattative tra la delegazione russa e quella ucraina nessuna delle esponenti che gravita nelle rispettive aree di governo sia stata scelta per occupare una delle sedie, tutte riservate a esponenti maschili.